Circa 70mila ricci di mare pescati illegalmente all’interno dell’Area Marina Protetta Penisola del Sinis e Isola di Mal di Ventre. La Procura di Oristano, al termine di una complessa indagine coordinata dal pubblico ministero Paolo De Falco, ha chiesto il rinvio a giudizio per due indagati, accusati di aver compromesso il delicato ecosistema della zona.

L’attività investigativa, condotta dalla Stazione Forestale e di vigilanza ambientale di Oristano con il supporto dei Barracelli di Cabras, ha ricostruito un presunto sistema di prelievo illecito sistematico, che avrebbe incluso anche la lavorazione e la successiva commercializzazione del prodotto, destinato in parte al mercato locale e ad alcuni ristoranti.

In circa quattro mesi, la pesca illegale avrebbe interessato circa 70mila esemplari, concentrati in particolare nella zona B dell’area marina protetta, dove la normativa vieta in modo assoluto qualsiasi attività di pesca. Elemento determinante per la qualificazion giuridica della vicenda è stato il contributo dei consulenti del Cnr di Oristano – Torregrande. Le analisi hanno evidenziato un drastico calo della popolazione di ricci e una correlazione diretta tra la riduzione degli esemplari di taglia commerciale e l’attività di prelievo illecito documentata dagli investigatori.

La contestazione del delitto di inquinamento ambientale segna un passaggio storico nella tutela del territorio sardo. Questo reato prevede pene severe: reclusione da due a sei anni e multe da 10.000 a 100.000 euro. Oltre all'inquinamento, agli indagati sono stati contestati i reati contravvenzionali connessi all’esercizio illecito della pesca in area protetta e alla vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione.

(Unioneonline/v.f.)

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