Oristano piange Vincenzo Perria, primo preside dell’istituto Othoca
Guidò la scuola dalla sua fondazine nel 1974Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Si è spento Vincenzo Perria, primo preside dell’Othoca di Oristano. Alla guida dell’istituto fin dalla sua fondazione, nel 1974, Perria ne ha tracciato l’identità e l’organizzazione, portando avanti un lavoro fatto di progetti realizzati uno dopo l’altro e capace di rendere l’Othoca uno degli istituti scolastici tecnologicamente più avanzati della provincia.
«Si può dire che l’Othoca è stata costruita da lui», racconta Claudio Macchia, suo storico collaboratore. «Ricordo ancora quando correvamo a Cagliari per recuperare materiale utile per le esercitazioni di meccanica, o l’impegno e la dedizione con cui siamo riusciti a realizzare la costruzione dell’ala nuova dedicata al Liceo scientifico delle Scienze applicate: all’epoca una novità, che nel corso del tempo ha formato moltissime studentesse e studenti. È stato un visionario, grande lavoratore».
Anche Franco Frongia, che succedette a Perria alla guida dell’istituto e che dallo scorso anno è in pensione, lo ricorda con affetto e stima professionale. «Con Perria condividevamo la passione per la fisica», racconta, «e quella per l’Othoca, che entrambi vivevamo come una seconda casa. Amava definirsi il primo e unico preside delle industriali, prima che la riforma Bassanini trasformasse questa figura in dirigenti. Ha vissuto il suo ruolo con grande responsabilità e visione manageriale, permettendo all'istituto di crescere nel tempo».
Cordoglio anche da parte dell’attuale dirigente dell’istituto, Serafino Piras: «È stato il mio primo preside quando ho iniziato a lavorare come docente. Oggi la mia sfida è quella di raccogliere il suo esempio e di continuare a rendere il nostro istituto sempre aderente alle necessità degli studenti e alle sfide del tempo».
La comunità scolastica oristanese perde una delle figure che ne hanno segnato la storia, capace di lasciare un’eredità che continua a vivere nelle aule e nei laboratori dell’istituto che porta ancora oggi i segni del suo lavoro.
