Questa volta sarà ancora più dura, vista l'afa soffocante già dalle prime ore del mattino. Sarà solo la loro grande fede e da spingerle a percorrere gli sterrati del Sinis per tre ore, pregando per sciogliere un voto e ringraziare San Salvatore per un altro anno trascorso in salute e serenità. Domani all'alba, 500 donne scalze e in processione trasporteranno il simulacro di Santu Srabadoreddu dalla chiesa di Santa Maria alla piccola chiesetta di San Salvatore, nell'antico villaggio campestre. Tra loro figlie, mamme e nonne. Per ognuna ogni passo ha un significato diverso. Composte nella loro preghiera e disposte su due file, canteranno is coggius, le preghiere in sardo. Le donne scalze partiranno da Cabras alle 6:30 e arriveranno all'ingresso del villaggio circa tre ore dopo. Ad accoglierle ci saranno i mariti, i fidanzati, i fratelli, i padri.

 Maria Francesca Spanu, è la presidente dell’associazione Santu Srabadoeddu, ma anche una delle più anziane: «Rinnoveremo un rito che accompagna da generazioni la vita di tante donne, legando fede, memoria e gratitudine. La gioia più grande è vedere questa devozione trasmessa dalle nonne alle madri, fino alle figlie e alle nipoti, con sempre più giovani che scelgono di sentirsi parte di una tradizione profondamente radicata nella nostra comunità».

Quello di domani è il primo atto ufficiale della festa di San Salvatore. Solo da quel momento, dopo un anno di silenzio, nel borgo è di nuova festa. Dalla mattina alla sera. Le tradizionali case fatte di ladrini da domani verranno aperte a tutti. Anche ai turisti che ogni anno restano affascinati da questa festa religiosa. Unica. Ogni sera verrà celebrata la novena. E le notte musica e sagre. Sino all'arrivo di quel serpentone umano di uomini vestiti di bianco: gli scalzi, che arriveranno al villaggio con il Santo in spalla sabato prossimo 5 settembre. E a quel punto le emozioni saranno ancora più forti. 

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