Per una colonscopia "differibile" bisogna attendere un anno e mezzo. Per una visita cardiologica oltre dodici mesi. E in alcune giornate persino la guardia medica è costretta a chiudere per mancanza di personale. Sono tasselli di un quadro che continua ad alimentare proteste e preoccupazioni nell’Oristanese, dove le liste d’attesa e la carenza di medici restano tra le principali criticità del sistema sanitario.

Il caso che più colpisce riguarda un cittadino di Massama che, attraverso il Centro unico di prenotazione regionale, ha cercato di fissare una colonscopia, esame fondamentale per la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore del colon-retto. La prima disponibilità indicata dal sistema è risultata a dicembre 2027 all’ospedale di Iglesias. Un’attesa lunghissima, sia nel tempo sia nella distanza, che ha spinto il paziente a rivolgersi alla sanità privata sostenendo di tasca propria il costo dell’esame.

Ma non si tratta di un episodio isolato. Nei giorni scorsi un altro cittadino si è visto rinviare una visita cardiologica dal maggio di quest’anno fino al settembre 2027. Situazioni che, secondo l’associazione Art. 32 Aps, fotografano un sistema sempre più in difficoltà.

«Le liste d’attesa nella sanità sarda sono diventate incompatibili con il diritto costituzionale alla tutela della salute e stanno generando disuguaglianze sempre più profonde tra chi può permettersi di pagare e chi, invece, è costretto ad attendere mesi o addirittura anni», denuncia il presidente dell’associazione, Mario Cesare Secci.

Ai tempi d’attesa si aggiungono altri problemi strutturali: la cronica carenza di specialisti, le cosiddette “agende chiuse”, che in alcuni casi impediscono persino di prenotare prestazioni, e la difficoltà nel garantire la continuità assistenziale. Emblematico quanto accaduto alla vigilia del 2 giugno, quando la guardia medica di Oristano ha dovuto sospendere il servizio per assenza di medici, lasciando decine di utenti in attesa davanti alla sede. Una somma di criticità che continua a mettere sotto pressione cittadini e operatori sanitari.

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