LE SPECIE L'unico organismo particolarmente urticante presente nelle acque della costa oristanese è la “Pelagia noctiluca”, con il classico cappello a fungo di un diametro circa di dieci centimetri e con tentacoli che possono arrivare anche a un metro di lunghezza.

«Sono proprio i tentacoli che si attaccano alla pelle e che danno poi quelle ustioni urticanti - spiega Ivan Guala, ricercatore dell'Imc, Centro marino internazionale Onlus - e queste protuberanze sono pericolose perché restano urticanti anche se si staccano dal corpo principale della stessa medusa».

Questi animali non sono capaci di muoversi autonomamente ma seguono le correnti marine, pertanto spesso è possibile vederle fluttuare nelle acque vicino alla riva, oppure spiaggiate in massa sul bagnasciuga dove si fermano e non potendo più raggiungere l'acqua in due o tre giorni muoiono seccate, lasciando una puzza insopportabile.

LE ZONE «Questo è il ciclo naturale per esempio della Velella velella, comunemente detta barchetta di San Pietro - spiega Rosalba Murgia - e sono quei piccoli organismi che troviamo soprattutto a inizio stagione concentrati nelle spiagge di Is Aruttas, Maimoni e Mari Ermi».

Secondo la biologa dell'Imc, il fatto che le spiagge dai bianchi chicchi di riso del Sinis siano quelle dove più spesso è possibile imbattersi in banchi di meduse potrebbe avere una spiegazione: è possibile, infatti, che un'esposizione al vento di maestrale più diretta di queste spiagge possa far sì che i grandi gruppi di velelle vengano trasportati più facilmente.

«Una teoria che non trova riscontri specifici a livello scientifico - puntualizza Guala - perché ricordiamo che delle meduse sappiamo effettivamente pochissimo rispetto a quello che ci sarebbe da sapere su questo grande universo subacqueo».

Il maestrale in ogni caso batte da giorni tutta la costa e porre un occhio in più alle onde quando ci si tuffa può essere un utile accorgimento, soprattutto in spiagge affollate come Torregrande dove è facile imbattersi, tra una bracciata e l'altra, nelle barchette di San Pietro.

L'AMP «Per fortuna questa non è un'annata di grandissima proliferazione - sottolinea dal centro dell'Area marina protetta “Sinis-Isola di Maldivente” il biologo Giorgio Massaro - ma la loro presenza resta considerevole e consitente, con i conseguenti soliti disagi».

CATERINA COSSU
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