Le dimissioni del sindaco Angela Nonnis (Riformatori), sfiduciata dalla sua stessa maggioranza di centrodestra, accolte ieri sera con un applauso corale dal pubblico che affollava la sala consiliare, hanno prodotto ripercussioni sulle trattative per la scelta dei candidati alle amministrative di fine maggio, con lo strappo dei Riformatori, pronti a ritirare la loro disponibilità a fornire propri candidati alla coalizione. Il giorno dopo l'uscita di scena polemica del sindaco, la reazione della città sembra di rassegnazione. Molti i commenti e molta anche la curiosità, in particolare su chi e perché abbia tramato dietro le quinte per arrivare alla rottura. Nel suo durissimo intervento pronunciato in aula, Angela Nonnis ha parlato di una telefonata che aveva bloccato, prima ancora dell'inizio, la riunione dalla quale sarebbe potuta uscire una soluzione condivisa per dare il via libera alla discussione sul Piano urbanistico comunale (Puc), il pomo della discordia che ha portato alle dimissioni del primo cittadino. Il sindaco ha lanciato strali contro quella che ha definito "la politica becera", e di conseguenza contro i politici accusati di volere decidere il futuro di Oristano fuori dall'aula consiliare, pensando più agli interessi personali che a quelli della città.

TEMPI STRETTI. In assenza di fatti nuovi, lo scenario è aperto: qualcuno, pochi in realtà, continua a credere alla possibilità di una ricomposizione; i più, invece, sono convinti che i 20 giorni a disposizione del sindaco per tornare sui propri passi trascorreranno invano e che per Oristano si apra la strada del commissariamento. Ad aggravare la situazione contribuiscono le guerre interne che ancora dividono il centrodestra sulla scelta del candidato alla presidenza della Provincia.
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