Licenziamenti in aumento, negozi che chiudono e lavoratori che aspettano lo stipendio da mesi. La radiografia dell'occupazione in città è sempre più nera. Un dato su tutti: un giovane su due è senza una busta paga. Sempre più preoccupante, tanto da poter tranquillamente affermare che i vari tavoli di concertazione, i chilometri di marce del lavoro, le centinaia di appelli ormai non hanno più senso. Inutili le grida di disperazione di associazioni e sindacati che forse dovrebbero escogitare altri modi per cercare di bloccare un'emorragia di buste paga che diventa sempre più grave. Dall'altra parte i politici oristanesi, di ogni livello e colore, che oltre a riempirsi la bocca di slogan e promesse non fanno. E intanto a Oristano c'è chi da un giorno all'altro si trova in strada. Gli ultimi, in ordine di tempo, i dipendenti della Tnt: cinque operai licenziati in attesa che “mamma” Regione intervenga. Oggi poi scatta lo sciopero degli addetti alle pulizie delle caserme dei carabinieri che lavorano dall'inizio dell'anno senza portare a casa un euro. Nel lungo elenco un posto di riguardo meritano i 120 lavoratori del centro di cura “Santa Maria Bambina” o quelli del Consorzio di bonifica (dipendenti e avventizi che siano): tutti in attesa degli stipendi da gennaio.

COMMERCIO In questo mare di lacrime non si contano più i negozi che aprono e chiudono con una frequenza normale solo nei giochi di società. Dal caso della pasticceria Masala che, colpita dalla crisi come tutti, ha rivisto e corretto la produzione di dolci e lasciando a casa alcuni dipendenti. Alle saracinesche abbassate dei negozi di abbigliamento in via Mazzini. Fino ai punti vendita aperti qualche tempo fa da famiglie di cinesi che oggi invece sono chiusi.

I DATI «Il territorio presenta una forte terziarizzazione del sistema produttivo dovuta al peso consistente del commercio e dei servizi diversi rispetto al settore industriale. I dati evidenziano la presenza di circa 2000 imprese nel commercio e servizi diversi per un totale di circa 7000 addetti. Le istituzioni sono presenti con 315 unità locali e quasi 5000 addetti. In questo settore emerge una specializzazione in attività quali il credito, i servizi sociali e sanitari, il commercio, il comparto alberghiero e della ristorazione. La dimensione media delle imprese operanti nel terziario è di circa 2-4 addetti», si legge nella relazione che accompagna l'ultimo bilancio stilato dalla giunta Nonnis. Altro ente, altri numeri. La Provincia attesta in un 17 per cento il tasso di disoccupazione generale in città. Drammatica invece il livello dei giovani che non hanno lavoro: il 54,64 per cento.

MICHELE MASALA
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