Settanta parti offese e un'accusa pesante: usura. Si è aperto oggi al Tribunale di Oristano il processo ai danni di Luigi Giuseppe Calamita, 70 anni, imprenditore di origine lombarda ma residente a Siamanna. L'uomo, assistito dall'avvocato Marco De Giorgi, è accusato di usura, estorsione ed esercizio abusivo di attività finanziarie. Due anni fa era finito in manette, e il patrimonio di oltre due milioni di euro (tra due immobili a Siamanna e sei conti corrente) era stato sequestrato dalla Guardia di Finanza.

LE INDAGINI - L'inchiesta era partita dopo la denuncia di una persona che non riusciva più a pagare le cambiali per restituire i soldi che Calamita gli aveva prestato. L'uomo era titolare di una agenzia di servizi con sede a Milano e filiale a Siamanna (il paese della moglie) e dichiarava un reddito inferiore ai diecimila euro all'anno. Gli inquirenti hanno invece accertato che l'imprenditore praticava tassi di usura fino al 120 per cento nei confronti di persone in difficoltà che si rivolgevano a lui per avere un prestito. IN AULA - Il collegio, presieduto da Modestino Villani a latere Francesco Mameli e Maria Rita Murgia, ha respinto tutte le eccezioni sollevate dalla difesa in particolare quella sulla necessità di una perizia pschiatrica sull'imprenditore e sulla costituzione di parte civile. Il pubblico ministero Rossella Spano ha inoltre ricordato che l'attività di usura dell'imputato è datata e risale al 2004, quando un uomo originario di Siamanna gli chiese circa settemila euro, restituiti un anno dopo (l'ultima cambiale fu pagata nel marzo 2005). Il processo è stato aggiornato al 25 ottobre.

Valeria Pinna
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