Un reparto che si spegne a metà. Da lunedì la Pneumologia dell’ospedale San Francesco di Nuoro è in regime ridotto: meno posti letto (la metà), attività notturna sospesa e servizi limitati. Una decisione che nasce dalla carenza di medici ma che accende l’allarme su un sistema sanitario che a Nuoro e nel Nuorese è sempre più in affanno.

La comunicazione ufficiale è arrivata dalla direzione del presidio, guidata dalla dirigente Antonella Tatti, che ha disposto una serie di variazioni - per ora temporanee - dell’attività a fronte della ulteriore «contrazione del personale medico in organico alla Uoc di Pneumologia».

Nel dettaglio, viene sospesa la guardia attiva notturna, sostituita dalla sola pronta disponibilità limitata al reparto. Stop anche ai ricoveri e alle consulenze nella fascia oraria compresa tra le 20 e le 8 del mattino. Si ferma inoltre la pronta disponibilità notturna e festiva del servizio di Broncologia. Contestualmente, i posti letto ordinari vengono ridotti da 22 a 10, con l’esclusione delle degenze destinate ai pazienti affetti da tubercolosi.

La mail delle direzione
La mail delle direzione
La mail delle direzione

La direzione ha chiarito che si tratta di misure temporanee, assicurando che sarà comunicata la ripresa della piena attività. Ma la decisione ha immediatamente acceso il dibattito. A denunciare la situazione è Roberto Capelli, esponente del movimento “Un’altra Sardegna – Un’altra Nuoro”, che parla di «punta dell’iceberg» di una crisi più ampia. «Non siamo davanti a un semplice problema organizzativo – afferma – ma al progressivo arretramento di un presidio sanitario fondamentale per Nuoro e per l’intero territorio». Secondo Capelli, quanto sta accadendo in Pneumologia riflette una condizione che da tempo investe l’ospedale San Francesco e più in generale la sanità nuorese e sarda.

Nel mirino finiscono soprattutto le conseguenze per i cittadini: la riduzione dei posti letto e la limitazione dell’attività nelle ore notturne rischiano di incidere direttamente sull’assistenza a malati fragili, anziani e pazienti che necessitano di cure tempestive. Da qui l’appello alle istituzioni regionali e sanitarie: «La carenza di medici non nasce oggi, così come la fuga dei professionisti – sottolinea – ma oggi produce effetti sempre più gravi e visibili». La richiesta è quella di interventi immediati, con responsabilità chiare e un piano straordinario per salvare i reparti in sofferenza. Intanto, mentre la direzione parla di una riorganizzazione temporanea, cresce la preoccupazione per la tenuta dei servizi. «Il diritto alla salute – conclude Capelli – non può funzionare a orario ridotto».

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