Sport e forza di volontà per affrontare al meglio la disabilità. E' stata una lezione di vita per gli studenti delle scuole medie, dell'istituto comprensivo "Giannino Caria", quella che si è svolta a Macomer, che ha interessato i ragazzi anche dei plessi di Bolotana e Borore, nell'ambito del percorso di educazione civica, legato all'educazione fisica. E' stata una lezione particolare, quindi un momento di ascolto, di riflessione ed emozione. Un tema legato alla disabilità, raccontato attraverso storie vere di coraggio e rinascita da protagonisti speciali. Due persone, che si sono viste cambiate la vita, improvvisamente, dopo due incidenti stradali. Due persone che hanno scelto di raccontarsi ai ragazzi. Entrambi hanno subito l’amputazione di un arto, ma ciò che è emerso con forza non è stato il limite, bensì la capacità di reagire e di ricostruire il proprio futuro. 

Particolarmente toccante la testimonianza dell’atleta paralimpico Luca Arca di Bono, che ha raccontato la sua storia. «Ho avuto l'incidente a 15 anni, quando il calcio occupava un posto centrale nella mia vita. Dopo il trauma e un lungo percorso di riabilitazione, la scoperta del tennis ha rappresentato una nuova possibilità. E' iniziata una strada fatta di impegno, sacrifici e determinazione, che mia ha portato a praticare il tennis in carrozzina e a raggiungere uno dei traguardi più importanti per uno sportivo: la partecipazione alle Paralimpiadi di Parigi 2024».

Anche un'altra giovane donna, Sara Cossu di Silanus, mamma di famiglia, coinvolta  in un incidente stradale
avvenuto circa un anno fa, ha condiviso con grande sincerità la propria esperienza. Con parole semplici ma cariche di forza, ha raccontato la volontà di andare avanti, il sostegno della famiglia e il desiderio di tornare alla normalità. Entrambi hanno parlato anche delle protesi, non solo come strumenti tecnici, ma come alleate fondamentali per riconquistare autonomia, fiducia e dignità. I ragazzi hanno seguito il racconto di queste persone. Hanno ascoltato in silenzio, per poi rompere la distanza con domande, curiosità, riflessioni sincere. La domanda più frequente: "Come si affronta la paura, cosa significa ricominciare, come si trova la forza per non arrendersi".

Oltre all’insegnante di educazione motoria, Elena Morittu, che ha organizzato l’attività, è stato richiesto e favorito il coinvolgimento degli altri docenti che avevano le classi nelle rispettive ore di lezione, rendendo l’esperienza un momento realmente condiviso e interdisciplinare. La conclusione: «La disabilità non definisce una persona. A definirla sono il coraggio, la determinazione e la capacità di credere ancora nei propri sogni».

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