A settembre la commissione medica gli ha revocato l'accompagnamento. Sandro Vargiu, cinquantaduenne originario di Narbolia che da un anno viveva a casa della sorella a Simaxis, si è suicidato. Il declino è iniziato quando a casa è arrivata la comunicazione dell'Inps: «Non è confermata la sussistenza dei requisiti sanitari per usufruire del beneficio di invalidità civile». Per Sandro Vargiu questo è stato il colpo di grazia: la commissione medica gli ha revocato l'accompagnamento e per lui è iniziato il dramma. Un calvario durato più di un mese e concluso la notte di giovedì nel peggiore dei modi: il cinquantaduenne originario di Narbolia (da un anno viveva a casa della sorella a Simaxis) ha ingerito cinquecento pastiglie e si è avvelenato. A nulla è servito l'intervento del 118 e ora resta solo la rabbia dei familiari: «Com'è possibile che la commissione dell'Inps abbia accertato che il suo stato mentale era migliorato? - si chiede disperata la sorella Agata - Sandro era affetto da una schizofrenia cronica da quando aveva diciotto anni e di sicuro non era guarito: viveva sereno perché in casa nostra si trovava a suo agio ed era curato con attenzione dai medici del Cim di Oristano».

IL DRAMMA La decisione della commissione medica dell'Inps per Sandro Vargiu è stato un colpo basso: «Sentiva di aver perso l'autonomia - racconta il cognato Alessandro Deidda - Dal momento che ha ricevuto quella comunicazione dell'Inps ha passato giornate intere a piangere: per lui la vita aveva perso il senso. Noi abbiamo cercato di confortarlo, gli abbiamo assicurato che avremo fatto ricorso contro la decisione dell'Inps ma lui ci ha fatto capire che si sarebbe suicidato. Speravamo che non arrivasse a una decisione estrema». E invece, la scorsa notte, Sandro Vargiu ha deciso di uccidersi con i farmaci che lo aiutavano a vivere meglio.

LA VISITA A settembre la commissione dell'Inps ha convocato anche Sandro Vargiu per un visita. Da qualche mese a Oristano come in tutta Italia è iniziata la caccia ai falsi invalidi e così anche il cinquantenne di Narbolia è stato chiamato per una visita. E al termine del controllo i medici hanno deciso di revocargli l'accompagnamento. Questa la diagnosi: «Condizioni generali discrete. Orientamento nel tempo e nello spazio. Non attuali fenomeni dispercettivi». Revocata dunque la decisione (presa nel 1996 da una commissione del Ministero del Tesoro) che gli riconosceva il cento per cento di invalidità. «Gli hanno negato la pensione solo perché sapeva contare fino a dieci - aggiunge la sorella Agata - I medici hanno frainteso la sua serenità e hanno pensato che fosse guarito: Sandro voleva vivere bene e ogni giorno prendeva i suoi farmaci. Non era guarito e ora abbiamo la prova». Questo per la famiglia è il momento della disperazione; della storia sarà presto informata la Procura della Repubblica: «Ci rivolgeremo a un avvocato - annuncia Alessandro Deidda - Vogliamo giustizia».

L'INPS Il direttore provinciale dell'istituto previdenziale non fornisce una spiegazione specifica, parla solo delle procedure seguite per i controlli. «Le verifiche sono affidate a una commissione presieduta da un medico dell'istituto ma opera in autonomia - dice Alberto Uda - Il compito è quello di valutare se l'invalido "non sia in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognando di un'assistenza continua. Solo in questo caso, infatti, potrà avere diritto a percepire ancora questa prestazione».

NICOLA PINNA
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