Suicida a Guspini: «Nessun nesso con le presunte diffamazioni social». In quattro prosciolti
Per la famiglia il 28enne si sarebbe tolto la vita perché ingiustamente additato come molestatore di un gruppo di bambini. Il giudice: «Non luogo a procedere»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Per il giudice non esiste alcun collegamento tra le presunte diffamazioni sui social e il suicidio di un 28enne di Guspini. Il gup del Tribunale di Cagliari, Giorgio Altieri, ha prosciolto tutti e 4 gli imputati dall’accusa pesantissima di morte come conseguenza di altro reato, rinviandone a giudizio tre con la sola imputazione di diffamazione su Facebook.
Dopo le due richieste di archiviazione del pm Enrico Lussu, la prima respinta da gip Elisabetta Patrito e la seconda conclusasi con una richiesta di imputazione coatta del gip Luca Melis, il giudice Altieri ha pronunciato la sentenza di «non luogo a procedere» nei confronti dei 4 imputati accusati di aver provocato, con i loro post, il suicidio del giovane.
Per la famiglia, costituita con i legali Carmen Deiana e Enrico De Toni, si sarebbe tolto la vita perché ingiustamente additato come molestatore di un gruppo di bambini su una pagina social della sua cittadina, dov’era comparsa anche la targa dell’auto.
Prosciolta da tutte le accuse Anna Maria Cuncu (57 anni di San Gavino, difesa dall’avvocata Federica Sanna), mandati a giudizio solo per diffamazione Giovanni Paolo Luzzu (41 anni di Porto Torres), Emanuela Forte (49 di San Gavino) e Tiziana Liscia (54 di Guspini), difesi dai legali Giovanni Antonio Lampis, Invan Cermelli e Angelo Lino Murtas.
