La Maddalena, 6.000 barche al giorno: «Ambiente a rischio». La Regione al Ministero: «Servono più sanzioni e vigilanza»
Lettera di Todde e Laconi a Pichetto: «Dare all’Ente parco maggior potere per fare le multe e aumentare i presidi della Guardia costiera». I vertici dell’Arcipelago: «Non è Gardaland»(Foto Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena)
Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Dopo i vertici del Parco nazionale anche la Regione prende posizione sull’invasione di imbarcazioni nell’Arcipelago di La Maddalena durante il periodo estivo. «Dobbiamo smettere di entrare nel Parco come se stessimo entrando a Gardaland», aveva detto la presidente del Parco Rosanna Giudice in un post sui social, annunciando la volontà dell’ente di mettere in campo «un’operazione forte» per contrastare abusi e violazioni.
Ora è Villa Devoto ad annunciare di aver inviato una lettera al Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica incentrata sul progressivo degrado delle praterie di Posidonia oceanica nell'Arcipelago, chiedendo un intervento su cinque fronti di competenza statale, dopo che «oltre 6.000 imbarcazioni al giorno si sono riversate nei picchi estivi sulle praterie dell'habitat prioritario 1120*». Nella missiva, firmata dalla governatrice Alessandra Todde e dall’assessora all’Ambiente Rosanna Laconi, la Regione chiede «la qualifica di polizia giudiziaria per il personale di vigilanza degli enti parco, sanzioni proporzionate al danno ecologico e il rafforzamento del presidio in mare della Guardia costiera».
«L'area interessata – viene spiegato – cumula tre regimi di tutela distinti: parco nazionale ai sensi della legge n. 394 del 1991; sito della rete Natura 2000 ITB010008 «Arcipelago La Maddalena», designato Zona speciale di conservazione con decreto ministeriale dell'11 gennaio 2022 e contestualmente classificato Zona di protezione speciale; porzione del Santuario Pelagos per i mammiferi marini del Mediterraneo, ratificato con la legge n. 391 del 2001. Ciascun regime genera obblighi autonomi e ciascuno, rileva la Regione, è oggi disatteso per la medesima ragione: l’assenza di un presidio di vigilanza effettivo».
Ancora: «Nelle settimane di picco estivo la pressione si concentra nelle aree di maggiore fragilità - Caprera, Spargi, Budelli, Santa Maria e le isole a nord e a sud di Mortorio - e agisce lungo tre direttrici: l'ancoraggio su fondali colonizzati dalla posidonia, con sradicamento meccanico e frammentazione delle praterie; il moto ondoso e la velocità eccessiva, che accentuano l'erosione degli arenili; l'aumento della torbidità e gli scarichi non controllati, che riducono l'attività fotosintetica della pianta. Gli stessi fattori incidono sulle popolazioni residue di Pinna nobilis, già in stato critico di conservazione, e sui mammiferi marini che frequentano stabilmente queste acque».
«Le misure di conservazione – evidenzia la Regione – vengono disattese quotidianamente e su larga scala senza conseguenze per il trasgressore. Il personale dell'Ente Parco non dispone della qualifica di polizia giudiziaria né di potestà sanzionatoria: può informare e segnalare, non contestare. La vigilanza resta affidata alla Capitaneria di porto e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, con dotazioni non commensurate all'estensione dell'area. Le sanzioni ordinariamente applicate all'ancoraggio su prateria si attestano su importi di poche decine di euro, percepiti dalla nautica di fascia alta come costo accessorio della navigazione. In Francia, Paese parte del medesimo Accordo Pelagos, le violazioni sono perseguite dinanzi al tribunale marittimo, con sanzioni pecuniarie assai più elevate cui possono aggiungersi il divieto temporaneo di navigazione».
La Regione segnala inoltre di aver già avviato, per la parte di propria competenza, un percorso di cooperazione con l'Amministrazione marittima: con la deliberazione della Giunta regionale n. 36/21 del 15 luglio 2026 è stato approvato lo schema di Protocollo d'intesa con il Comando generale delle Capitanerie di porto - Guardia costiera, che include espressamente la vigilanza sulle aree marine protette e sui siti Natura 2000. Il Protocollo offre una sede attuativa già costituita, nella quale si chiede al Ministero di sostenere l'inserimento di una specifica linea di attività dedicata al presidio dell'Arcipelago di La Maddalena.
«Non stiamo chiedendo nuovi divieti: quelli esistenti sono già più che sufficienti, stiamo chiedendo che qualcuno possa farli rispettare», scrivono nella nota Todde e Laconi. «Un habitat prioritario europeo non può essere affidato alla buona volontà di chi lo attraversa, e chi lo danneggia non può cavarsela con una sanzione da poche decine di euro. La Sardegna fa la sua parte, ma i poteri di vigilanza e il regime sanzionatorio sono materia statale: su questo chiediamo al Ministro una risposta».
(Unioneonline)
