«L'ultima telefonata l'ho ricevuta stamattina: "Hanno trovato Jessica". Un altro falso allarme». Gianni Pillitu è un cassintegrato dello zuccherificio di Villasor che di serie ha sigarette e caffè: «Non dormo da troppo tempo, non so quanto resisterò». La figlia diciassettenne è scomparsa dieci giorni fa, nella sua stanza ha lasciato una lettera: «Vado via, lasciatemi vivere e non cercatemi».

Perché è andata via?

«Vorrei saperlo».

Radio paese maligna che i rapporti tra voi fossero bruttini.

«Né belli né brutti. Lei voleva tornare tardi la sera, e questo non l'ho mai accettato. Era un modo per proteggerla. Forse sono troppo geloso dei miei figli».

La picchiava?

«Uno schiaffo gliel'ho dato da poco. Volevo che tornasse alle dieci e mezza di sera, ma lei mi ha risposto che la festa sarebbe finita molto più tardi. L'ho sgridata e le ho detto di non prendermi in giro. Più o meno quello che capita in tutte le famiglie».

Gianni Pillitu ha quattro figli. Jessica è nata dal primo matrimonio, la mamma è morta quando lei aveva cinque anni. Il papà lo racconta nel caldo soffocante di una casetta in costruzione alla periferia del paese, oltre la zanzariera artigianale razzolano le galline e scodinzola il pastore maremmano: «Preferisco non affrontare il discorso a casa davanti agli altri figli».

Secondo lei Jessica dov'è?

«Qualcuno l'ha plagiata, riempiendola di rabbia nei nostri confronti. Qualche sospetto ce l'ho».

Chi?

«Non posso dirlo perché mi mancano le prove».
© Riproduzione riservata