Invasi pieni in Sardegna, Confagricoltura: «Meno sprechi e rete tra le dighe per una buona gestione dell’acqua»
Il presidente Taras: «Basta rinvii, subito l’efficientamento delle condotte dove oggi si disperde il 50 per cento del bene idrico»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Dopo mesi di emergenza e campi assetati, la Sardegna archivia la crisi idrica e torna a guardare con fiducia ai propri invasi: molti bacini dell’Isola hanno raggiunto il 100% della capacità. Un risultato importante, che però non può essere scambiato per un punto d’arrivo. «È solo il primo passo verso una gestione davvero efficiente della risorsa idrica, in ambito agricolo ma anche civile e industriale», avverte il presidente di Confagricoltura Sardegna, Stefano Taras. L’obiettivo, sottolinea, deve essere strutturale: «Non possiamo più rinviare l’efficientamento delle condotte, dove oggi si disperde oltre il 50% dell’acqua, né l’interconnessione tra gli invasi».
Proprio il collegamento tra i bacini rappresenta uno snodo strategico: consentirebbe, nei momenti di emergenza, di trasferire risorse dalle aree con maggiore disponibilità a quelle colpite da carenze, garantendo continuità alle attività produttive e ai servizi essenziali. Le dichiarazioni arrivano a margine del commento a un post dell’assessore regionale ai Lavori pubblici, Antonio Piu, che ha richiamato la necessità di avviare una programmazione organica per il riordino della gestione idrica in Sardegna. Una sfida che, superata l’emergenza, richiede ora visione, investimenti e tempi certi.
«Concordiamo con l’assessore Piu – ha proseguito Taras –, a cui manifestiamo tutta la nostra disponibilità per un rapido avvio di un tavolo tecnico anche con il contributo delle organizzazioni agricole, affinché si inizi a lavorare per l’efficientamento della distribuzione e dell’uso dell’acqua nella nostra Isola. Lo dobbiamo fare a maggior ragione oggi, non condizionati dall’emergenza, visto che la maggior parte delle dighe sarde hanno raggiunto livelli di riempimento che non si registravano da diversi anni. Le piogge di queste ultime settimane sono state abbondanti, anche con numerosi danni alle produzioni agricole, e ci hanno permesso di immagazzinare riserve importanti nei bacini e nel sottosuolo per le falde che, da diverse stagioni, soffrivano in modo preoccupante. Ora è giunto il tempo di mettersi a programmare con intelligenza tutto il settore, perché il problema vero non riguarda il numero delle dighe presenti in Sardegna, la nostra regione infatti è al terzo posto in Italia dopo Lombardia e Piemonte, ma sul come siamo capaci nel gestire la risorsa. Portare le perdite da oltre il 50% sotto il 25% e collegare gli invasi in una rete efficiente, che interessi le macroaree della regione, devono essere i traguardi che politica e noi portatori di interesse dobbiamo darci per il breve e medio periodo nell’interesse del mondo agricolo e delle nostre comunità», ha concluso Stefano Taras.
(Unioneonline)
