Dopo le vittorie cambia lo scenario. Ieri Alessandra Todde si è svegliata con la consapevolezza che nessuno potrà impedirle di governare fino al 2029. E la valanga di No al referendum l’aiuta perché in questo risultato ci hanno creduto tanto il presidente del suo partito, Giuseppe Conte, ma anche e soprattutto la segretaria del Pd Elly Schlein. Ora i due leader nazionali guardano alle politiche con molta fiducia – praticamente è iniziata la lunga campagna elettorale – e in questo percorso non sono ammessi scivoloni.

In particolare nelle Regioni che il Campo largo controlla già. Come la Sardegna. Quindi: se c’è tensione tra la presidente e il M5S, da una parte, e il Pd dall’altra, è bene che sia soffocata. Nel caso della maggioranza sarda, più che di tensione si può parlare di strappo bello e buono seguito alle nomine di febbraio nelle Asl di Cagliari e Olbia.

Chiusa la partita referendaria, è arrivata l’ora della resa dei conti annunciata dai dem sardi che, nell’ultima direzione del partito, avevano chiesto una verifica di metà mandato, in particolare sulla gestione della sanità. In politica verifica fa rima con rimpasto. E il Pd non ha mai nascosto di ambire al controllo di una quarta casella, oltre alle tre già di sua competenza (Bilancio, Ambiente, Industria). Ma, all’indomani della sentenza che l’ha liberata definitivamente e del voto al referendum, Todde ha una rinnovata forza per dettare la linea: probabilmente farà qualche concessione al Pd, ma solo negli assessorati che il partito di Silvio Lai guida già. In pratica, l’eventuale rimpasto non dovrà modificare l’attuale equilibrio tra partiti in Giunta.

Ulteriori dettagli nell’articolo di Roberto Murgia oggi in edicola e sull’app L’Unione Digital.

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