Oltre i sacri confini, il made in Oristano non è che tiri granché. Fra importazione e esportazioni non c'è partita: tre a uno, vincono sempre e abbondantemente gli altri. Cento milioni contro trenta. In testa alle uscite cemento, calce e prodotti del genere e a seguire sempre più a ruota i prodotti dell'agricoltura e fra questi quelli della buona tavola.

Negli ultimi tre anni gli alimentari finiti all'estero sono cresciuti del trenta per cento, la percentuale più alta in assoluto in un panorama di generale regresso. Prodotti certificati, d'origine controllata. Di nicchia però sempre più larga senza per questo perdere in originalità. Si va da latte, formaggi, vini, a bottarga di Cabras, fregula e le lanciatissime lorighittas gloria e vanto della Marmilla con capitale Morgongiori, territorio alla ricerca disperata di reddito e di occupazione.

LE LORIGHITTAS Fino a qualche decennio questa pasta era il piatto tipico della festa dei santi e dei morti. Adesso anche ma molto molto di più. La produzione è salita a 15 mila chili, a lavorarla singole donne e piccoli produttori. È stata creata un'associazione. Il piatto pregiato sbarcato a Parigi, Monaco di Baviera, Barcellona, a Londra nel mitico Harrods. Insomma, in mezzo mondo e con mille varianti. L'ultima, con gli scampi e crema di peperone verde. Doppia delizia se poi a servirla è uno dei grandi della cucina italiana nel mondo, Marco Bassi, in uno dei più blasonati ristoranti d'Europa. In svizzera, a Verbier, cento chilometri d'Aosta, ne La table D'Adrien straordinario e pluripremiato tempio della gastronomia, la cucina ha il marchio Tricolore con larghe sbandierate dei Quattro mori e intriganti frange oristanesi.

GLI CHEF «Sono sempre alla ricerca di cose nuove e fra queste ho scoperto con gran piacere le lorighittas che servo anche come antipasto, la bottarga e poi la fregula con l'agnello. Belle cose, originale, che non si trovano in nessun'altra parte», racconta Marco Bassi. Gli fa eco il suo secondo Valentino Mascia, sardo di Serdiana e ambasciatore nel mondo della cucina che conta. «Ne ho acquistato una certa quantità a Morgongiori da quelle fantastiche donne che le producono e qui in ristorante è stato un gran successo. Su alcuni prodotti sardi non si sbaglia mai», dice Mascia.

Il paese della Marmilla sulle lorighittas si gioca il futuro, in Italia e all'estero. Produrla costa tempo e fatica, per farne un chilo non bastano 4 ore «perché ci vuole molto lavoro e grande abilità. Ne vale però la pena, il prodotto va e i mercati sono enormi anche per la fregula», precisa Renzo Corona, che utilizza tre quarti della produzione dell'azienda di famiglia nel suo ristorante Da Renzo sulla Carlo Felice, Siamaggiore. A tavola si parla sempre più sardo. Chi arriva da queste parti chiede fregula e lorighittas, stappa i vini delle nostre cantina. Dopo Svizzera, Francia, Germania si punta alla Cina.

ANTONIO MASALA
© Riproduzione riservata