La diplomazia si muove, i vertici del centrodestra limano gli spigoli e cercano di tenere unita l'alleanza. Le ragioni dei sardisti hanno certamente acceso la fantasia degli alleati, ma è proprio la rottura anticipata del fragile rapporto fra i Quattro Mori e il centrosinistra che alimenta le speranze di chi guida il cartello elettorale di centrodestra. Da Oristano arrivano buone notizie sul fronte dell'unità, perché il coordinamento dei Riformatori ha deciso che prima di tutto occorre salvare l'alleanza. L'Udc parteciperà al vertice di giovedì, dove Mpa e Uds chiederanno maggiore attenzione al loro peso politico. Insomma, il maltempo sembra stia passando. Per ora.

IL VOTO Otto province, sei capoluoghi, alcuni centri di peso come Sassari e Quartu Sant'Elena. Soprattutto, il primo vero confronto con i sardi per la coalizione che guida la Regione. E per l'opposizione, che dovrà misurarsi col risultato del 2009 e capire se ha migliorato il rapporto con gli elettori. In Sardegna si voterà il 23 o il 30 maggio - in settimana si conoscerà la data esatta - due mesi dopo la consultazione nazionale, che porterà alle urne oltre 44 milioni di italiani. Le amministrative sarde vivranno quindi in uno scenario che potrebbe essere diverso, rispetto a quello attuale. Questo uno dei motivi per cui, fra i partiti della coalizione di maggioranza regionale, nessuno sembra avere realmente fretta di chiudere il cerchio: sulle alleanze, sui programmi, sui nomi.

L'unica accelerazione vera, quella che ha portato i sardisti a dire con chiarezza che almeno in una provincia potrebbero allearsi con i partiti dell'opposizione, ha generato la reazione di alcune forze del centrosinistra e la dura replica del segretario sardista: «È paradossale e di cattivo gusto che la coalizione di centrosinistra, impegnata da molti mesi in una finta discussione su candidati e programmi, cerchi l'unità attaccando il Partito sardo d'Azione che di quella coalizione non fa parte». Chiaro.

I RIFORMATORI Mentre i sardisti ragionano su programmi e possibili accordi, i Riformatori si sono ritrovati a Oristano. Una trentina di delegati, fra loro i leader Massimo Fantola e Michele Cossa, i consiglieri regionali e i coordinatori provinciali. «Abbiamo fatto un dettagliato esame della situazione, analizzando le esigenze dei singoli territori e dei grossi centri», dice Cossa, «certamente, riscontriamo situazioni di sofferenza legate non solo alla crisi economica che non si arresta. C'è voglia di partecipazione, di ricambio, di una politica che stia davvero dalla parte dei cittadini. Ecco perché faremo qualsiasi sforzo - sottolinea il coordinatore regionale - per tenere salda la coalizione, giovedì il tavolo regionale deve trovare una soluzione che consegni alle amministrative lo stesso gruppo di partiti che ha vinto le regionali». Ma l'eventuale, ancora possibile, uscita dei sardisti anche solo in una sfida per le Province, o in alcuni Comuni, secondo Cossa «potrebbe creare problemi di stabilità», costringendo magari i Riformatori a ripensare sul loro status di alleati dalla fedeltà incondizionata.

L'UDC Un piccolo passo indietro, dopo le dichiarazioni di sette giorni fa. Il partito di Giorgio Oppi resta con Ugo Cappellacci e Mariano Delogu, una delegazione (con Oppi) parteciperà fra due giorni al vertice della maggioranza con un manifesto politico molto chiaro: «Noi non abbiamo preso alcun impegno con il centrosinistra». Valuteremo, dice Oppi, «il quadro d'insieme e poi prenderemo le nostre decisioni». Ovvero, se anche solo una forza dovesse effettivamente uscire dalla coalizione («ipotesi improbabile», dice l'ex assessore all'Ambiente), l'Udc potrebbe pensare di andare anche da solo - in alcuni centri - a sfidare le urne.

ENRICO PILIA
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