Genitori distratti e bambini esposti al rischio di povertà educativa digitale: il bilancio di una indagine Eurispes in Alta Gallura
Tra i dati più significativi presentati c’è lo scarso utilizzo del parental control(foto simbolo Ansa)
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La parola d’ordine è non demonizzare «il digitale e le nuove tecnologie, delle quali si può fare buon uso pensandole per i più piccoli», ma i motivi di preoccupazione non mancano. È questo, in estrema sintesi, il bilancio di una ricerca condotta dall’Eurispes in Alta Gallura (Tempio Pausania, Aggius, Aglientu, Badesi, Bortigiadas, Calangianus, Luogosanto, Luras e Trinità d’Agultu) sul rapporto tra bambini e tecnologie digitali. L’indagine (sostenuta dalla Regione) ha visto la partecipazione del Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Innovazione e alla Tecnologia, dell’Unione dei Comuni Alta Gallura e dell’Università Cattolica di Milano.
Tra i dati più significativi presentati c’è lo scarso utilizzo del parental control, solo la metà dei genitori intervistati fa uso per proteggere i più piccoli dalla visione di contenuti televisivi e mediatici inadeguati, mentre il 37 per cento del campione intervistato ha dichiarato di non averne mai preso in considerazione l’uso.
Una delle emergenze indicate dalle relatrici del convegno organizzato a Tempio è «la povertà educativa digitale che sta accrescendo disparità e ineguaglianze anche nel mondo delle nuove tecnologie». Sono stati coinvolti i genitori di bambini e bambine di età non superiore ai 6 anni, alunni delle scuole dei 9 Comuni interessati dall’indagine. Altro dato emerso è che esiste una fascia oraria «in cui l’accesso al digitale risulta più facile e più frequente per i bambini. Sono le ore del pomeriggio e della sera, quando non sono a scuola e quando i genitori sono distrattamente impegnati in più occupazioni».
