Arzachena, morto di peritonite a due mesi: la famiglia chiede giustizia
Per la Procura di Sassari il bambino, Mattia Cabras, fu operato in ritardo. Lo specialista sotto accusa parla in aula: era richiesto un intervento che non aveva mai effettuatoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un’inchiesta aperta e archiviata a Cagliari, un’altra ordinata dai pm a Sassari e approdata davanti ai giudici. La famiglia di Mattia Cabras, di Arzachena, vuole giustizia e dal 2021 lotta nei tribunali per avere risposte su quanto avvenuto il 31 ottobre 2021.
Mattia, due mesi di vita, secondo il pm di Sassari, Paolo Piras, e secondo l’avvocata di parte civile, Daniela Ungaro, non venne sottoposto a un intervento urgente “di esplorazione della cavità addominale” per una successiva “rimozione di una occlusione” e morì a causa di una peritonite (shock ipovolemico). Sotto accusa c’è uno specialista del Reparto di Chirurgia Pediatrica della Aou di Sassari. La contestazione del presunto errore medico si basa su una consulenza firmata dai Salvatore Lorenzoni (direttore dell’Istituto di Medicina Legale di Sassari) e dal professore Girolamo Mattioli (responsabile della Chirurgia Pediatrica dell’Ospedale Gaslini di Genova).
Nel corso dell’ultima udienza, davanti ai giudici del Tribunale di Sassari, sono emersi elementi che hanno colpito profondamente i genitori del piccolo Mattia. In sostanza, lo specialista sotto accusa, sentito in aula, ha spiegato che si trovò davanti ad un caso che richiedeva un intervento che non aveva mai effettuato.
In quel momento, nel reparto, lo specialista era solo, perché un suo collega non era disponibile, un altro era esonerato e il primario era in ferie. Si preferì allora (il chirurgo indagato ha detto con una decisione collegiale) trasferire il piccolo paziente a Cagliari (secondo il pm Piras con un colpevole e fatale ritardo). È emerso anche che al piccolo Mattia venne somministrato un farmaco da un altro chirurgo (non pediatrico) in una dose superiore a quella che viene prescritta ai neonati.
Lo specialista indagato, difeso dagli avvocati Danilo Mattana e Nicola Satta, sostiene di avere proceduto correttamente per quelli che erano le sue competenze e gli strumenti a disposizione. Nella prossima udienza saranno sentiti i testi citati dalla difesa.
