Dopo il ko ai ballottaggi nel Pdl non c'è quiete dopo la tempesta
Subito un coordinamento regionale, Cicu attacca MassiddaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Primo: una parte del Pdl ha abbandonato Giuseppe Farris, danneggiando la sua corsa verso la presidenza della Provincia. Secondo: l'elettorato che ha mandato a casa Renato Soru un anno e mezzo fa, oggi ha lanciato un segnale molto simile alla coalizione di centrodestra, e non solo a Cagliari. Terzo: l'autocritica nel Pdl è debole, fatta di silenzi - per ora - e di mezze ammissioni. Le elezioni amministrative sono passate e l'effetto è simile a quello degli ultimi uragani americani, con la differenza che non esiste quiete dopo la tempesta. Anzi. Sta cominciando un processo interno con inevitabili riflessi romani. In un partito che per statuto prevede decisioni del coordinamento nazionale su quasi tutto, facile pensare che entro una settimana, massimo due, una sintesi politica sarà fatta anche dai leader nazionali. E non sarà indolore.
LO SCENARIO Generato da un disinteresse clamoroso degli elettori, il tonfo che fa più rumore è quello di Cagliari. I prevedibili successi a Oristano e in Gallura non possono mitigare una sconfitta dal profondo significato politico. Il Pdl, motore di una coalizione che non è andata malissimo al primo turno, si è presentato a brandelli: un senatore (Piergiorgio Massidda) in corsa contro il partito, un deputato (Mauro Pili) che a Iglesias ha proposto un'alternativa al candidato del Pdl, alcuni fra i dissidenti di maggior peso che avrebbero remato contro le scelte del partito. E da ieri, contro di loro, è cominciato il tiro al bersaglio.
Alla fine di questa settimana, o all'inizio della prossima, verrà convocato un coordinamento regionale del Pdl. I temi non mancheranno, nel confronto fra le due anime: una che vorrebbe una direzione nuova, una frattura fra il recente passato e un futuro da ridisegnare; e l'altra, in linea con i vertici attuali, chiamata soprattutto a difendere la legislatura in corso. Perché gli attacchi all'esecutivo regionale, il centro del potere, non mancheranno.
L'ANALISI DI CICU Al suo sedicesimo anno da parlamentare, Salvatore Cicu conosce il sapore della sconfitta. E non si nasconde: «Sono amareggiato, non mi aspettavo di certo un esito come questo». Cicu ha studiato, difeso e celebrato la scelta Farris, presentandosi davanti a Silvio Berlusconi per convincerlo: vinceremo. «Farris significa competenza e rinnovamento, volevamo persone capaci, volevamo far crescere una nuova classe dirigente. Non è vero che è estraneo al partito, perché è stato vice coordinatore provinciale di Forza Italia» Ovviamente, sottolinea, «una scelta che avrebbe pagato nella logica di un Pdl compatto. Perché la coalizione lo era e lo è stata, fino alla fine». Il bersaglio diventa il compagno di una vita in Parlamento: «L'unico neo grosso di questa corsa elettorale è stato quello della candidatura di Massidda. Sì, la Sardegna vive un momento molto difficile, la gente non ci ha capito, non ci segue, ma c'è stata confusione e assenza di regole. Chiedo a Massidda di svestire i panni di chi vuole distruggere e di confrontarsi con il Pdl. Da noi servono certezze di percorso: se uno si candida contro il partito, deve uscirne». Il deputato non nasconde delusione anche per il trattamento riservato dal partito: «Siamo andati al voto senza un traino nazionale e questo ha contato». Il dato di Cagliari e Quartu: «La Provincia in quanto ente non interessa nelle grandi città, dove abbiamo perso e dove hanno votato due elettori su dieci». Per finire, un segnale di pace: «Ora pensiamo a lavorare per difendere la legislatura, magari prendendo esempio da consiglieri come Artizzu o Randazzo, o dal sindaco Floris, espressioni di una dissidenza molto leale, invece, nel sostenere il nostro candidato».
LA SINTESI DI DELOGU Le critiche lo hanno ferito, ma l'avvocato ne ha viste tante per pensare di incassare in silenzio: «Non so se siano stati commessi degli errori, paghiamo soprattutto la bassa affluenza che ha penalizzato soprattutto noi». Dopo le elezioni, sottolinea il coordinatore regionale del Pdl, «siamo tutti bravi a dare sentenze, invece è chiaro che una percentuale così bassa di elettori significa che in tanti pensavano che fosse solo una formalità questo secondo turno, dopo il successo del primo. Un peccato di eccessiva sicurezza». Di fuoco amico non vuole sentire parlare: «Non può essere, rifiuto questa ipotesi». Piuttosto «c'è un forte disinteresse per l'ente Provincia», ma non solo, perché «chi è rimasto a casa lo ha fatto non solo perché poco attratto dalla competizione, ma perché non voleva proprio esprimersi. Un segnale da capire al più presto».
ENRICO PILIA