DAL NOSTRO INVIATO

PIERA SERUSI

ARITZO Raccolti in preghiera davanti all'altare della chiesa di San Michele Arcangelo, le pie donne e i devoti giovani avevano appena finito di recitare l'“Agnello di Dio” - Signore, non son degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola e io sarò salvato - e proprio mentre si disponevano in fila per prendere la comunione, hanno avuto un attimo di sbandamento: dopo un paio di Il corpo di Cristo , il sacerdote si è trovato davanti qualcuno a cui ha negato la particola. «No, puoi andare». Un divorziato? Un convivente more uxorio? Nient'affatto, un paziente psichiatrico del locale centro Aias, struttura che accoglie una quarantina tra malati psichici e disabili con problemi di tipo neurologico. Sicché, finita la messa, i fedeli si sono divisi in due fronti: quelli che sono andati in pace e quelli che si sono scandalizzati.

IN PARROCCHIA Il fatto è accaduto domenica scorsa, nella parrocchiale di Aritzo, durante la messa delle 9. «Tutto vero», conferma il parroco; mentre Francesca Carboni, la direttrice del centro Aias, avverte: «Ho ricevuto subito un paio di telefonate di alcune signore scandalizzate, ma noi conosciamo e stimiamo il parroco che è sempre molto attento e vicino ai nostri pazienti».

Padre Giovanni Zedda, 67 anni, originario di Meana Sardo, cura le sue pecorelle da poco più di un lustro. È un frate francescano dagli occhi celesti, la barba candida, i sandali ai piedi - che dopo una lunga esperienza in convento è stato inviato al fronte dal vescovo di Oristano. Il suo studio nella casa parrocchiale è una piccola stanza spartana. «Tutto vero - sottolinea -non ho ammesso alla comunione un ospite del centro Aias. E sa perché? Per un solo motivo: è entrato in chiesa due secondi prima della comunione. Così non va bene, quando si viene a messa si deve essere puntuali. Posso pure capire che uno arrivi, per qualunque motivo, anche durante la lettura del Vangelo, ma proprio prima della Comunione no, non è ammissibile...». Già, ma in questo caso si tratta di una persona malata.

LA LINEA «Guardi che i pazienti del centro Aias vengono spesso in chiesa, così come io vado frequentemente da loro a celebrare messa. In determinate situazioni, però, le persone malate sono come quelle sane: davanti a un ritardo così evidente ho negato la particola altre volte».

Sulla bacheca della chiesa, padre Giovanni Zedda tiene ben esposta la fotocopia gigante di un lunghissimo articolo di Vita pastorale dal titolo “La comunione ai divorziati”. Lui ha sottolineato i passaggi più importanti, tipo: “La Chiesa non vieta la Comunione ai divorziati o ai separati in quanto tali, ma ai conviventi , sia che si tratti di convivenza semplice, sia sposati civilmente, sia quelli che si sono separati o che hanno ottenuto il divorzio”. Un promemoria per le pecorelle peccatrici. «Domenica scorsa, se è per questo - avverte padre Giovanni - ho rifiutato la particola a un signore divorziato che ha intrapreso un'altra convivenza. Lui si era avvicinato all'altare con gli altri fedeli, ma io, come sacerdote, conoscevo la sua situazione e non potevo perciò ammetterlo alla comunione. Ha capito e, in silenzio, è tornato al banco. Ci sono situazioni diverse e molto delicate, un sacerdote deve sempre saperle interpretare con equilibrio». Tutto il resto è nelle mani di Dio.
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