«Neanche le grida disperate degli stessi operatori sanitari della Asl 8 che da lunedì rischiano di non avere nemmeno un direttore generale facente funzioni la fanno smuovere dalla sua poltrona, neanche i richiami dei cittadini rimasti senza medico di base la svegliano dal torpore in cui dorme beatamente la presidente Todde. Stiamo vivendo in uno stato di paralisi e la presidente continua a rinviare le decisioni».

Così il capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale, Paolo Truzzu. «Salvo nomine di questo weekend, da lunedì»,  attacca Truzzu, «rischia di non esserci più nessuno a firmare gli atti e le delibere nella più grande Azienda ospedaliera della Sardegna. Ogni giorno la stampa regionale presenta uno spaccato territoriale in cui regna il caos, chiudono i servizi primari, cessano i contratti con i medici gettonisti e puntualmente non vengono sostituiti, si dimettono a centinaia dalle strutture pubbliche e nessuno si domanda il perché».

Dal nord al sud la musica non cambia, «la disperazione è generale. Le visite ai pazienti oncologici rinviate per assenza di reagenti alla Als 8, sono solo la punta dell'iceberg e sono frutto della paralisi amministrativa e gestionale dell'azienda cagliaritana. Non va meglio al Brotzu, dove in attesa di sapere se il direttore amministrativo può prendere l'incarico, sono ferme centinaia di delibere, compresa quella per l'acquisto dei kit diagnostici per la terapia del tumore al seno, che "per grazia ricevuta" sono stati prestati dal San Giovanni di Dio».

«Questa paralisi amministrativa»,  prosegue l'esponente di Fdi, «rischia di trasformarsi brevemente in un'interruzione di pubblico servizio, che costituisce un vero e proprio reato. E tutto ciò semplicemente perché la presidente non vuole ottemperare a una sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il commissariamento delle Asl, compresa la 8. E di una sentenza del Tar che ha chiarito che la sentenza della corte richiede il reintegro dei direttori commissariati. Che la presidente Todde abbia un pessimo rapporto con le sentenze lo si era già capito, ma non è accettabile che adesso a rimetterci siano i cittadini, che sempre più spesso vedono lesi i loro diritti e negata la possibilità di accedere a servizi sanitari dignitosi», conclude Truzzu.

(Unioneonline)

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