L’Autorità portuale del mare della Sardegna chiama il Financial Times per provare a rilanciarsi nel mercato mondiale. 

La delibera sottoscritta dal presidente Domenico Bagalà porta la data del 24 dicembre. Il senso del provvedimento è tutto nell’oggetto: «Affidamento predisposizione studio necessario alla definizione di strategie, opere e infrastrutture da realizzare per generare vantaggi economici duraturi» per l’ente. 

La spesa non è ancora definita, visto che l’incarico di chiudere l’accordo è stato affidato alla responsabile del marketing, Valeria Mangiarotti. Ma si stima un corrispettivo di circa 140mila euro. 

Nella delibera si legge che «al fine di una futura programmazione degli interventi e di una futura promozione dell’ente che consenta di attrarre anche investitori esteri è necessario procedere ad uno studio approfondito» di tutti gli elementi che risultino necessari.  

L’esigenza, a leggere le carte, nasce dalla valutazione delle potenzialità inespresse dei porti dell’Isola: «La Sardegna dispone di asset strategici (posizione sul corridoio Est–Ovest del Mediterraneo, incentivi Zes Unica e Zona Franca di Cagliari, etc) ma non risulta dotata di uno strumento strategico e operativo per l’attrazione di investimenti che consentirebbe di individuare le migliori soluzioni di mercato, con alto contenuto innovativo e forte impatto anche in termini di entrate». 

Per capire è considerato necessario affidarsi a una società altamente specializzata in materia. Che non esiste sulla piattaforma del Mepa e viene individuata con un affidamento diretto: è la FT Locations, del gruppo Financial Times, che ha già inviato la sua offerta e viene descritta come «leader mondiale nel settore che vanta competenze verticali e basi dati proprietarie (tra cui fDi Benchmark e fDi Markets), nonché metodologie e casi di successo internazionali, idonei a supportare e predisporre lo studio». 

Enrico Fresu 

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