Il 4 dicembre migliaia di atleti o aspiranti tali hanno invaso le strade della città per la mezza maratona “Cagliari respira”. Nella stessa data le centralina di rilevazione della qualità dell’aria di via Cadello faceva segnare un picco di 54 microgrammi di Pm10 per metro cubo. Il limite per le polveri sottili legate allo smog, da non superare per più di 35 volte all’anno, è di 50. «Cagliari, quel giorno, respirava male», sottolinea sarcastico Angelo Cremone, portavoce di Sardegna pulita. 

Ogni giorno monitora l’applicazione dell’Arpas che permette di osservare cosa inalano i sardi. E segnala numerosi e quotidiani superamenti dei limiti. «La centralina di via Cadello fa finire spesso l’indicatore sul rosso, significa che i tetti di tolleranza sono stati superati. Era così anche il 21 dicembre, ma pure il 6, quando si è arrivati a quota 65 microgrammi per metro cubo». 

Una precisazione, necessaria: l’Agenzia regionale per l’ambiente  specifica che i dati pubblicati in tempo reale  sul sistema devono ancora essere validati. Ma la tendenza verso elevate concentrazioni di Pm10 è chiara sempre nelle stesse zone: a San Gavino, ma anche nella stazione di rilevamento di via Sant’Angelo, a Monserrato. Oltre che nella solita via Cadello, a Cagliari.   

Una delle concause, al di là della fonte delle emissioni, potrebbe esser la quasi totale assenza di vento (si legga “maestrale”) che sta caratterizzando questo dicembre anomalo, con temperature massime ben superiori ai 20 gradi.  

In ogni caso «ci dicano cosa c'è dentro queste polveri sottili», è l’appello di Cremone, «Quanto benzene, quanto fluoro, quanta diossina, quanti Idrocarburi. Non è difficile ma, obbligatorio. Le polveri, anche quelle inerti», spiega, «sono  pericolose, nociva per l'organismo umano. La polvere, anche se neutra, crea tessuto cicatriziale nei nostro polmoni. Figurarsi se è composta da metalli pesanti e  cancerogeni». 

(Unioneonline/E.Fr.)

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