Sollai, processo d’appello. La Procura: «Conferma dell’ergastolo e nessuno sconto di pena»
La difesa contesta le aggravanti riconosciute nella sentenza di primo grado, in particolare la premeditazione, la minorata difesa e la crudeltàPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La conferma del carcere a vita con un anno di isolamento diurno e nessuno sconto di pena.
Lo ha chiesto questa mattina il Procuratore generale di Cagliari, Luigi Patronaggio, al processo di secondo grado all’autotrasportatore Igor Sollai, accusato dell’omicidio della moglie Francesca Deidda.
Davanti alla Corte d’assise d’appello presieduta dal giudice Giovanni Lavena, a latere il consigliere Dario De Luca, la pubblica accusa ha chiesto di riconoscere tutte le aggravanti già presenti nella sentenza di primo grado (premeditazione, morte del coniuge, crudeltà e minorata difesa) per il delitto.
Il cadavere della donna venne ritrovato all’interno di un borsone nei boschi lungo l’ex orientale sarda.
In aula era presente l’imputato, il 44enne attualmente in carcere con le accuse di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere: dopo aver sostenuto per mesi che la moglie si fosse allontanata volontariamente, una volta che le prove erano schiaccianti aveva deciso di confessare, ma non ha mai fatto trovare né l’arma del diritto (un martello da muratore) né il telefonino della moglie.
Francesca Deidda era svanita nel nulla da San Sperate il 10 maggio 2024, dopo lunghe e complesse indagini, i resti furono trovati il 18 luglio successivo in un borsone nelle campagne tra Sinnai e San Vito, vicino alla vecchia statale 125.
Sollai - ha ricordato Patronaggio - aveva cercato indicazioni su come uccidere la moglie, nascondere velocemente un corpo, come scavare una fossa e quale reazione avrebbe avuto una vittima se colpita con violenza alla testa. C’erano pure ricerche su come acquistare del cianuro.
L’autotrasportatore è difeso dagli avvocati Carlo Demurtas e Laura Pirarba. In aula era presente anche il fratello di Francesca Deidda, costituito parte civile con l’avvocato Gianfranco Piscitelli, mentre gli altri familiari della donna sono assistiti dai legali Roberto Pusceddu e Pamela Marianna Piras.
Nella sua arringa, la difesa non ha contestato modalità e la gravità del delitto, ma si è limitata ad appellare la questione delle aggravanti, ritenendo che non ci siano la premeditazione, minorata difesa e la crudeltà.
I giudici hanno annunciato che entreranno oggi stesso in camera di consiglio e ci sarà la sentenza con ogni probabilità in giornata.
