Da una parte il Ris di Parma, finito nell’occhio del ciclone perché sospettato di non aver depositato in Procura due test genetici negativi eseguiti nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Dall’altra i colleghi del Reparto investigazioni scientifiche di Cagliari che – riaperta dalla Procura di Pavia l’inchiesta sul caso di Garlasco – hanno lavorato su altre circostanze ricevendo, con il colonnello Andrea Berti, l’incarico di ristudiare con le più moderne tecnologie la scena del crimine. Nessun collegamento tra gli incarichi dei due reparti, ma ora il lavoro fatto nell’Isola è contenuto nel fascicolo depositato ieri, quando è stata ufficializzata la chiusura delle indagini preliminari.

L’incarico

Al colonnello, che per tre anni ha comandato i Ris sardi, era stato chiesto un ulteriore approfondimento sulla ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di famiglia di Garlasco il 13 agosto 2007. Berti, che da settembre ha assunto il comando del Ris di Roma, era già stato uno dei protagonisti della riapertura scientifica del caso. Sotto la sua guida, gli specialisti del reparto cagliaritano avevano effettuato il 9 giugno 2025 un lungo sopralluogo nella casa di via Pascoli, utilizzando anche droni e sofisticati strumenti per ricostruire tridimensionalmente la scena del crimine. Il lavoro era stato accompagnato dalla Bloodstain Pattern Analysis, la tecnica che studia forma, distribuzione e direzione delle macchie di sangue per ricostruire la dinamica di un fatto violento. La relazione, di circa 300 pagine, era stata depositata nel settembre 2025.

Il confronto

Dopo quel lungo lavoro, la Procura di Pavia aveva chiesto a Berti di confrontarsi direttamente con le conclusioni raggiunte dal consulente della difesa di Sempio, Armando Palmegiani. Quest’ultimo aveva elaborato una propria interpretazione delle tracce ematiche, avanzando rilievi sul metodo utilizzato e formulando ipotesi alternative su alcuni momenti dell’omicidio: in particolare quanto sarebbe avvenuto nell’area in cui si trovava il telefono, il momento e il luogo in cui l’assassino si sarebbe lavato e il percorso compiuto dopo il delitto. Il comandante del Ris ha quindi riesaminato queste osservazioni. Secondo quanto rende noto la Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone, il consulente ha confermato la necessità di distinguere gli elementi sostenuti da riscontri materiali dalle ricostruzioni che, pur teoricamente possibili, non possono trovare una verifica diretta sulla scena del crimine. In sostanza, l’ulteriore approfondimento non avrebbe modificato i dati materiali posti alla base della precedente consulenza del Ris.

Le polemiche

Nel frattempo, ieri sera, l’ex generale del Ris di Parma Luciano Garofano è stato categorico, respingendo con forza i sospetti emersi dalla nuova indagine della Procura di Pavia. «Ho la certezza granitica», ha detto alle agenzie e poi confermato all’Unione Sarda, «di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti che non era e non è nel nostro costume. Io metto la mano sul fuoco, tutte le mani sul fuoco sull’onestà dei miei collaboratori che materialmente sono stati individuati dalla procura di Vigevano per fare quelle analisi». Al centro della polemica ci sono i pedali della bicicletta bordeaux di Alberto Stasi, oggetto di approfondimenti da parte della difesa del condannato. Secondo i dati messi a disposizione dal Ris di Parma ai pm pavesi nel novembre 2015, già il 20 settembre 2007, quattro giorni prima del fermo (non convalidato) del fidanzato di Chiara Poggi, sarebbero state eseguite due contro-analisi che avevano escluso la presenza di materiale genetico della vittima sui pedali. Dei due campioni negativi, confermati anche dai consulenti della Procura di Pavia, non vi sarebbe traccia negli atti dell'indagine della Procura di Vigevano. Ora, chiuse le indagini, l’intero fascicolo sarà messo a disposizione della difesa di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, e unico indagato in questo nuovo filone.

Francesco Pinna

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