«Alberto è sempre molto lucido e l'unica cosa che mi ha detto è che spera che si assumano le proprie responsabilità e che si faccia piena luce sulle responsabilità». Così l'avvocata Giada Bocellari, parlando coi cronisti all'esterno della Procura di Pavia, ha sintetizzato il pensiero di Alberto Stasi in relazione a quelle prove a lui favorevoli, ossia a quei due esiti negativi sul Dna dei pedali, che non furono depositate nel fascicolo a suo carico, secondo le analisi della stessa difesa Stasi e dei pm pavesi. 

Un elemento, quello emerso dagli accertamenti della Procura pavese, che «disintegra» la sentenza di condanna secondo i legali di Stasi. «Noi possiamo andare a chiedere la revisione, se viene meno il Dna sui pedali viene meno tutta la condanna, credo lo capisca chiunque, è stato l’elemento centrale», ha detto la legale».

Parla di rivelazioni «devastanti» l’avvocato Antonio De Rensis, l’altro difensore di Stasi: «Ora non vedo proprio Alberto sulla scena del crimine», dichiara . «Abbiamo grande fiducia e grande stima nei confronti di chi sta conducendo le indagini senza tralasciare nulla. - ha aggiunto De Rensis - Forse è venuto il momento che qualcuno inizi a parlare e a pontificare meno. Un consulente del pubblico ministero ha l'obbligo di riferire tutto ciò che fa durante la sua attività al pubblico ministero, anche se si allaccia le scarpe, se è collegato all'incarico avuto».

Quindi l’attacco, agli uomini e non all’Arma o al Ris in generale, precisa: «Nessuno ha detto ad alcuno che c'erano due dati altamente negativi nell'indagine su Stasi. Questo andrà spiegato. Non ci si può più nascondere dietro ai 'non ricordo'. Qualcuno dovrà spiegare come mai il pm Rosa Muscio, alla Procura di Vigevano durante la prima inchiesta, questi dati non li ha avuti».

«Il mio compito – ha concluso – è far assolvere Stasi, altri dovranno perseguire chi ha commesso errori e orrori».

La ricostruzione dei pm

I consulenti della Procura pavese, Previderè e Grignani, hanno ricostruito così i fatti dopo aver analizzato i ‘raw data’, ossia i dati grezzi del Dna sui pedali della Umberto Dei.

I genetisti del Ris fecero un “combur test” risultato negativo sui pedali il 10 settembre 2007. Solo il giorno successivo raccolsero i campioni sui pedali e sulle manopole. Analizzati il 19 settembre, furono trovati 2,78 nanogrammi di Dna, quantitativo “enorme” se paragonato al primo esame negativo. Dna compatibile con quello di Chiara Poggi. L’indomani, però, qualcuno ai Ris di Parma fece due nuove prove di verifica: entrambe negative, ma le tracce di quegli esami non sono mai comparse nel fascicolo d’indagine, né sono mai state date alla Procura.

«Di queste due corse elettroforetiche dei relativi tracciati completamente negativi non si è rinvenuta traccia in alcun atto del procedimento/processo celebratosi a carico di Stasi Alberto», sottolineano dalla Procura.

(Unioneonline)

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