Riceviamo e pubblichiamo il racconto dell’odissea di un paziente durata da venerdì a lunedì scorsi, tra i vari pronto soccorso di Cagliari. Per eventuali segnalazioni e denunce: redazioneweb@unionesarda.it oppure via Whatsapp al 335 154 6482

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Vorrei raccontare questa "piccola" odissea vissuta nei giorni scorsi, presso i vari Pronto Soccorso di Cagliari. Venerdì 24 Luglio, un mio stretto familiare accusa dei forti dolori addominali con febbre. Decido verso le 19, di recarmi con lui al P.S. del Santissima Trinità. Dopo circa due ore di attesa, senza riuscire a parlare con nessuno, una dottoressa comunica alle persone presenti che il Pronto Soccorso avrebbe chiuso per mancanza di energia elettrica, invitando tutti ad andare altrove. Tra lo sgomento generale, andiamo tutti via.

Pertanto verso le 21 ci rechiamo al Pronto Soccorso dell'Arnas Brotzu. Dopo circa due ore di attesa la persona da me accompagnata riesce a fare il triage, comunica i sintomi e la dottoressa addetta alla prima visita afferma: Quindi per un mal di pancia sei venuto al pronto soccorso, di cosa hai paura? Quasi a sminuire la situazione. Mi domando, ma una situazione del genere è forse da sminuire? Se fosse una peritonite o qualcosa di simile? Dopo la prima assistenza, si ritorna in sala e si attende inutilmente per tantissime ore con forti dolori e febbre a 38.

Esasperati decidiamo di andare via e ormai alle 6 del mattino, dopo un breve ritorno a casa, ci rechiamo al P.S. del Policlinico di Monserrato, dove forse in un momento di calma, riusciamo a fare il triage immediatamente, con esami del sangue e un antidolorifico (finalmente) per via endovenosa. Dopo di che, inizia una attesa infinita, fino alla sera. Chiediamo se è possibile avere un altro antidolorifico che viene effettuato verso le 18, ma non senza riuscire ad ricevere altre informazioni. Controlliamo noi gli esami del sangue effettuati, tramite fascicolo sanitario Rileviamo alcuni indici infiammatori fortemente fuori range, tra cui PCR e Colinesterasi. Verso le 22, dopo ulteriori insistenza, ci viene comunicato che non hanno un urologo o gastroenterologo a disposizione, pertanto non potevano fare molto altro, tutto questo dopo circa 20 ore di attesa.

Sfiniti, decidiamo di andare via e ci viene consigliato, in caso si ripresentassero i sintomi, di recarci al Brotzu. Puntualmente le crisi forti ritornano dopo alcune ore, con sangue nelle urine. Ci rechiamo al Brotzu nel primissimo pomeriggio di domenica, il triage viene fatto quasi immediatamente Cortesemente chiedo di poter entrare, in quanto la persona da me accompagnata, quasi non riusciva a parlare. Scortesemente mi viene detto: "Addirittura non riesce a parlare? Va bene se proprio vuole, entri pure lei!”

Con calma spiego quanto accaduto al Policlinico e le ore attese inutilmente per la mancanza di medici e mi rispondono: “La sanità pubblica è questa, pure qui dovete aspettare, cosa pensate di entrare subito?” Rispondo con calma, che eravamo disposti ad aspettare, purchè qualche accertamento del caso venisse effettuato! Torniamo in sala ad attendere, dopo somministrazione di antidolorifico per via subinguale. Nella sala di attesa, la situazione e' tragica con una paziente oncologica anziana, in attesa dalle nove del mattino, tra fortissimi dolori addominali e vomiti e familiari esasperati sull'orlo di una crisi di nervi, il tutto senza assistenza, senza una sedia a rotelle o una barella per una paziente in tali condizioni. Decido di andare la bar, attraversando i corridoi interni dell'ospedale, tra impianti di condizionamenti con perdite, secchi per raccogliere l'acqua, pavimenti divelti, porte chiuse con catene rudimentali e ventilatori a piantana con prolunghe di fortuna. Il mio parente riceve assistenza dalle 22, con esami ematici ripetuti, una ecografia e una tac.

Le dimissione avvengono alle 4 del mattino di lunedì, con una diagnosi generica di diverticolite, antibiotico e farmaci antireflusso che rimandava al medico curante. Abbiamo quest'oggi richiesto copia degli esami effettuati e abbiamo avuto solo la tac, mentre della ecografia effettuata non risulta traccia. Nel frattempo abbiamo prenotato, sempre per il primo agosto, una ecografia in urgenza in struttura privata, ovviamente a pagamento, in quanto, per il SSN occorreva attendere sino a settembre e recarsi a Muravera.

La nuova ecografia ci dà finalmente un risultato certo: calcolo renale espulso e renella presente nel rene destro.

Concludo domandandomi se un cittadino che paga centinaia di euro di tasse dal proprio reddito, meriti tutto questo per potersi curare in situazioni di estrema urgenza. A Voi le considerazioni.

(Lettera firmata)

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