Cagliari, casa famiglia con tre figlie adottive cerca alloggio: «Aiutateci, costretti a lasciare la Sardegna»
Barbara Aresu e Roberto Vargiu da anni accolgono minori in difficoltà. Ma ora cercano una nuova sistemazionePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Hanno fatto dell’aiuto una missione di vita, dando una mano a bambini soli e sfortunati. Hanno accolto minori con gravi disabilità, migranti, e ogni settimana assistono ragazze costrette a prostituirsi in strada.
Adesso però Barbara Aresu e Roberto Vargiu, che dal 2010 gestiscono la casa famiglia “Madonna della Tenerezza”, chiedono supporto. Presto non avranno più, dopo dieci anni, un luogo dove stare e lanciano un appello alla ricerca di un immobile in affitto o in comodato d’uso.
«Da 30 anni – spiegano – abbiamo aperto la porta di casa nostra a chi non aveva più nessuno, facendo dell'accoglienza la nostra vita. Dal 2010 la nostra è una delle oltre 500 realtà di accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII in Italia».
Oggi, per cause di forza maggiore, devono cambiare casa. «Da oltre un anno cerchiamo, senza alcun risultato, una nuova sistemazione a Cagliari e dintorni. Non una casa qualunque: ci serve un'abitazione priva di barriere architettoniche, con almeno quattro stanze da letto, un soggiorno, una cucina abitabile e con un bagno attrezzato per persone con disabilità, tutte caratteristiche indispensabili perché le nostre figlie si muovono in carrozzina e hanno bisogno di cure sanitarie e riabilitative continue».
Nella loro famiglia allargata ci sono il figlio adottivo di 17 anni e tre ragazze con gravissime disabilità. Due tredicenni e una di ventuno anni: «Per noi sono figlie a tutti gli effetti. Abbiamo altri tre figli naturali che sono sono ormai adulti e vivono fuori casa, ma il desiderio di fare famiglia, per noi, non si è mai interrotto: si è solo allargato. In questi trent’anni più di quaranta persone, soprattutto bambini, hanno condiviso la vita con noi».
Da qui l’appello: «Se qui non troveremo nulla, l'unica strada che ci resterà sarà trasferirci fuori regione. Le esigenze non sono solo abitative ma anche trovare casa in posti dove ci siano un ospedale adatto ed i servizi di cui necessitano le nostre figlie. Saremmo costretti a dover lasciare per sempre la Sardegna: la nostra terra, le persone che conosciamo, la rete che in trent'anni abbiamo costruito. Lo faremmo, se fosse necessario, pur di continuare a dare un tetto e una famiglia alle nostre figlie, ma vorremmo tanto non doverlo fare».
«Ci rivolgiamo a chiunque – privati, enti, istituzioni, agenzie immobiliari - per essere aiutati a trovare, in comodato d'uso o in affitto, una casa a Cagliari o nei dintorni che possa accogliere le nostre figlie con tutte le attenzioni di cui hanno bisogno. Non chiediamo un miracolo: chiediamo di avere un’opportunità, una porta che si apra ancora una volta per noi, come tante ne abbiamo aperte noi in questi trent'anni».
