Un invito alla pace che passa attraverso il silenzio della preghiera e la forza della testimonianza.
Stasera nella Sala Benedetto XVI della Curia arcivescovile si è svolta la Giornata di preghiera e digiuno per la pace, promossa dalla Conferenza episcopale italiana in risposta ai conflitti che continuano a insanguinare il Medio Oriente e altre parti del mondo. «Ripartiamo dalla preghiera». Le parole dell’arcivescovo monsignor Giuseppe Baturi, che ha aperto l’incontro nella cappella del Seminario e ha accolto la testimonianza di padre Pier Luigi Maccalli, missionario della Società delle Missioni Africane, sequestrato in Niger nel 2018 e liberato dopo oltre due anni di prigionia nel deserto del Sahel.

Un racconto intenso, il suo, segnato dalla sofferenza ma anche dalla speranza. «Ho visto il volto brutto della guerra. Sono stato ostaggio, vittima innocente. Per oltre due anni ho patito solitudine, sono stato incatenato con catene di ferro. Ma ho avuto anche l’opportunità di comprendere il valore necessario della pace». Durante l’incontro Maccalli ha mostrato uno dei video girati dai rapitori nel corso delle trattative per la sua liberazione, l’unica prova di vita diffusa dopo un anno e mezzo di prigionia. «Ricordo bene quel momento: era mezzogiorno, tirava forte il vento. Mi hanno chiesto di togliere il turbante per mostrare il volto». Quel filmato, visto dai familiari il 6 aprile 2020, «ha riacceso la speranza». Il missionario ha ripercorso anche la sera del rapimento. «Ero partito per il Niger nel 2007 e vivevo in un piccolo villaggio, dove avevo imparato la lingua locale vivendo con la gente. Una sera, ero già in pigiama, quando mi sono trovato davanti una decina di uomini con i fucili puntati». Bendato e portato via su una moto, fu condotto nel deserto dove rimase prigioniero per 752 giorni.

«Ho visto venticinque volte la luna e ogni volta speravo fosse l’ultima». La liberazione arrivò l’8 ottobre 2020. «Quando mi conducevano alla libertà ho detto al capo che seguiva le ultime negoziazioni: Dio ci aiuti a capire un giorno che siamo tutti fratelli». E oggi, guardando a quell’esperienza, afferma: «Io non ho rancori, non ho incubi, mi sento in pace».
L’appuntamento si inserisce nel cammino ecclesiale che conduce alla Giornata dei missionari martiri, celebrata ogni anno il 24 marzo, e richiama la comunità cristiana a custodire la memoria di quanti hanno donato la vita per il Vangelo, sostenendo con la preghiera e la solidarietà la missione della Chiesa nel mondo.

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