Allevatori sardi ancora in ginocchio per la lingua blu, l’epidemia che a novembre ha raggiunto livelli devastanti per le aziende dell’Isola, con una perdita lorda per minor fatturato delle imprese di settore che si aggira ormai a circa 85 milioni di euro. «Cifre che portano oramai alla necessità del comparto di dover ottenere indennizzi per almeno 35 milioni di euro, necessari a coprire parte di queste gravi perdite. La situazione drammatica è acuita dalla mancanza ancora di una misura e strumenti all’orizzonte per arginare e ristorare il sistema». Lo denuncia Coldiretti Sardegna leggendo una situazione fuori controllo e non ancora arginata.

I numeri lo certificano con oltre 225mila animali che non genereranno reddito per le aziende di allevamento sarde, considerati i più di 176mila capi che saranno improduttivi di latte e agnelli a cui si sommano i 50mila animali morti (su 1,4 milioni di capi presenti - fonte ultimo bollettino Istituto Zooprofilattico della Sardegna). Cifre impressionanti che portano ad altre ripercussioni negative per il sistema economico.

Per l’associazione di categoria le proporzioni attuali del problema sono strettamente connesse «all'assenza di azioni efficaci di gestione del problema» tanto che l’emergenza sanitaria e finanziaria appare tutt’altro che risolta, nonostante i ripetuti allarmi lanciati dagli allevatori di Coldiretti Sardegna. «I provvedimenti adottati fin qui dalla Regione non solo non sono sufficienti a contenere il dramma in atto, ma all’orizzonte non si intravvede ancora una misura efficace. Il piano di contenimento dell’epidemia, mai decollato realmente, ha lasciato molte zone dell’isola senza interventi tempestivi e adeguati con le conseguenze sempre più gravi che si vedono ancora oggi».

«La situazione che fotografiamo oggi – continua Coldiretti – conferma che non solo le risorse stanziate - pari a 13,5 milioni di euro - risultano del tutto inadeguate a fronteggiare l’escalation della situazione ma ormai serve il piano emergenziale per ristorare gli allevatori colpiti promesso e mai attuato». Ma la crisi della lingua blu, che in Sardegna è «un dramma crescente e non certo recente», «ha iniziato a diffondersi capillarmente già da giugno, raggiungendo i livelli preoccupanti di oggi. All’inizio di settembre si contavano già circa 1.000 focolai, un numero che è aumentato in modo esponenziale nelle settimane successive fino a raggiungere i 3.000 a fine mese. Particolarmente colpiti sono stati il Sulcis, il Campidano, Oristanese, il Nuorese, la Gallura e il Sassarese, con ripercussioni anche nel settore bovino, dove le restrizioni alla movimentazione del bestiame avevano messo in ginocchio gli allevatori e compromesso parte della stagione di vendita. Ancora sul bovino si pagano conseguenze visibili anche oggi con i danni subiti per i blocchi alle movimentazioni e le difficoltà nelle vendite».

Ma l’inefficacia delle misure di emergenza e la necessità di interventi strutturali restano macchie gravi sulla gestione della malattia. La gravità della situazione è evidenziata dallo storico delle precedenti epidemie che mette in luce l’inefficacia degli interventi adottati in passato come oggi. Negli anni 2003-2004, per esempio, la lingua blu colpì quasi un milione di capi (con 75.797 capi morti), mentre l’ondata 2013-2014 portò alla morte di 113.780 capi su oltre 1,7 milioni infetti. La crisi attuale richiede un approccio strutturale per evitare il ripetersi di emergenze simili, con l’attivazione di una task force dedicata e un piano finanziario adeguato.

Per far fronte alla crisi epidemica in Sardegna l’Esecutivo ha approvato l’istituzione di un tavolo tecnico congiunto per monitorare e tenere sotto controllo il virus. La decisione è arrivata dopo la proposta dell’assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, Gian Franco Satta, in accordo con l’assessore dell’igiene e della sanità e dell’assistenza sociale, Armando Bartolazzi e con l’assessora della difesa dell’ambiente, Rosanna Laconi. Il tavolo sarà composto dalle Direzioni generali dell’Assessorato dell’agricoltura e della riforma agro-pastorale, dell’Assessorato dell’igiene e sanità e dell’assistenza sociale, dell’Assessorato della difesa dell’ambiente, delle Agenzie Laore, Argea e Agris e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna.

Il tavolo tecnico avrà il compito di monitorare l’evoluzione della malattia e coordinare gli interventi necessari per definire le misure di prevenzione e profilassi, individuare il fabbisogno finanziario e stabilire i parametri di aiuto da riconoscere alle aziende zootecniche colpite. Il tavolo tecnico congiunto si potrà avvalere della collaborazione dei Dipartimenti di Medicina veterinaria e di Agraria dell’Università di Sassari.

La giunta, inoltre, ha dato mandato all’assessore dell’agricoltura e della riforma agro-pastorale, Gian Franco Satta, di approvare con proprio provvedimento, sulla base delle risultanze del tavolo tecnico, i parametri di aiuto alle aziende.

(Unioneonline/v.f.)

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