di ANTHONY MURONI

È un'opera appaltata in Sardegna e ancora non terminata la madre di tutti i rapporti tra la cricca che gestiva i bandi di gara pubblici per conto del ministero delle Infrastrutture e un gruppo di impresari romani.

IL SISTEMA A sostenerlo, nella relazione consegnata nei giorni scorsi alla procura di Firenze, sono i carabinieri del Ros toscano. Sono loro che stanno passando al setaccio la pratica con la quale l'incarico di costruzione, ammodernamento e acquisto di immobili per il corpo della Guardia di Finanza di Oristano, viene assegnato a un impresa riferibile a Francesco De Vito Piscicelli. Proprio lui: il costruttore (tuttora agli arresti domiciliari) che, subito dopo il tragico terremoto dell'Aquila, viene intercettato al telefono mentre commenta « quella notte alle tre e mezzo ridevo nel letto », pensando agli affari che la sua impresa avrebbe potuto fare con la ricostruzione post-sismica.

BALDUCCI E FRIENDS L'ipotesi della procura è che, alla luce delle risultanze dell'inchiesta odierna, si possano retrodatare gli affari della cricca sino al 2004. È il 29 novembre di quell'anno, infatti, quando il presidente del servizio integrato per le Infrastrutture e i trasporti per Lazio, Abruzzo e Sardegna Angelo Balducci (struttura della quale allora facevano parte anche gli altri indagati Fabio De Santis e Maria Pia Forleo), dà parere positivo alla realizzazione della nuova caserma per la Guardia di Finanza di Oristano. Nella prima versione l'importo da mettere a gara è di 4 milioni e 160 mila euro. È in quell'occasione che viene inaugurata la prassi di invitare dieci imprese, tutte abilitate alla sicurezza per la tutela dei segreti di Stato, vista la natura dell'appalto.

SISTEMA GELATINOSO Qua, nell'ipotesi della procura, sarebbe da ricercare il secondo meccanismo che univa la “cricca”, pronta a collaudare il “sistema gelatinoso” che sarebbe poi stato riproposto in occasione degli appalti per G8 e Grandi eventi. Prima la selezione delle imprese da invitare alla gara, poi l'aggiudicazione a un'azienda “amica” con ribassi eccezionali e la “compensazione”, con generose perizie di variante.

GLI ATTI Il primo atto (se ne trova traccia nei documenti sequestrati dai carabinieri) è del 14 dicembre 2004 e contiene nomi e indirizzi delle imprese scelte (nessuna con sede in Sardegna) , che due settimane dopo hanno già presentato la loro offerta. Tanto che, nonostante ci siano di mezzo le ferie natalizie, la struttura di Balducci (con Maria Pia Forleo nominata responsabile del procedimento) è già in grado di assegnare l'appalto al Consorzio stabile Novus spa di Napoli (riferibile a Piscicelli), che ha presentato un ribasso del 5,49 per cento rispetto al prezzo base. Appena due giorni dopo arriva il decreto del Ministero, con il quale l'onere per la realizzazione dell'opera sale a 6 milioni e 700 mila euro, complici oneri finanziari, spese per le missioni, sondaggi e consulenze.

IL RUOLO DELLA FORLEO Procedura con tempi-record, che allora non insospettì nessuno. Ma che ora ha attirato l'attenzione dei carabinieri, in ragione di quanto avvenne nelle settimane successive: il 28 febbraio 2005 il consorzio, come previsto dalla legge, comunicò al Ministero la sua composizione sociale: tra gli azionisti anche la “Opere pubbliche e ambiente srl” di via Roma, che viene gestita da Francesco De Vito Piscicelli. Lo stesso imprenditore che l'11 marzo viene designato da Mario Buffardi (amministratore unico del consorzio napoletano) come soggetto attuatore dell'opera.

È in quella veste che Piscicelli si presenta al Ministero il successivo 20 aprile 2005, quando sottoscrive il contratto d'appalto con il funzionario Maria Pia Forleo.

Per capire la natura dei rapporti fra la funzionaria pubblica e i costruttori romani serve un salto in avanti. È il 16 dicembre del 2008 quando Francesco De Vito Piscicelli passeggia per una piovosa Roma assieme al suo amico imprenditore Riccardo Fusi: ignaro di essere seguito dai carabinieri, che lo vedono uscire da una gioielleria di via della Croce. Lo lasciano allontanare e poi parlano con i titolari, scoprendo che poco prima l'uomo della “Opere pubbliche e ambiente srl” ha comprato due costosi orologi (per complessivi diecimila euro), fatturandoli alla sua azienda. Sono gli stessi dei quali i militari sono convinti si parli in una telefonata tra lo stesso Piscicelli e suo cognato Pierfrancesco Gagliardi: « È a posto, Fusi è ormai dei nostri. Abbiamo comprato gli orologi per Maria Pia (Forleo ndr.) e Fabio (De Santis ndr.). Solo che Riccardo non ha voluto mettere la sua parte ». È la prova, secondo gli investigatori, che gli imprenditori della cricca coprono di regali i loro interlocutori al Ministero. Di questo il pm fiorentino Luca Turco chiede conto a Maria Pia Forleo nell'interrogatorio reso il 26 aprile di quest'anno in procura: «Che cosa le ha regalato a Natale Francesco Piscicelli?», chiede il magistrato. «Niente», risponde la funzionaria. «È sicura di non aver ricevuto l'orologio a Natale 2008?», incalza Turco. «Ora che ci penso un orologio lo ricevetti. Ma me lo regalò De Santis».

Piscicelli e la Forleo si rivedono il 19 luglio del 2006, quando il comitato tecnico amministrativo integrato per le Infrastrutture e i trasporti approva una perizia di variante per circa un milione di euro, sostanzialmente per la realizzazione di due strade di collegamento e per l'adeguamento della rete telefonica che dovrà essere utilizzata dai finanzieri. Così la cifra messa a bilancio per l'opera sale magicamente a 8 milioni e 138 mila euro, quasi il doppio di quella prevista nel documento iniziale del novembre 2004.
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