Capitan Pavoletti nella storia, i nove anni in rossoblù dell'uomo del destino
Il Cagliari era in mezzo a una strada, vittima del tradimento mai digerito di Marco Borriello. Con quel sorriso sventolato in aeroporto, accento toscanissimo con timbro da ragazzetto, era stato facile tornare a credere in qualcosa e in qualcuno. È in mezzo al pianto che nasce il sentimento.
Era il 2017, Cagliari si era subito resa conto di poter tornare a sognare. E a volare, coi colpi di testa di un ragazzo che nell'isola diventava uomo, dopo aver per anni cercato la sua latitudine, da Sassuolo a Lanciano, Varese e quella Genova dove da Pavoletti diventò Pavoloso. La seconda stella a destra era Napoli, ma la sua isola aveva solo bisogno di essere raggiunta.
Il gol salvezza contro la Fiorentina, poi la stagione 2018-19 con sedici gol, il dittatore dei cieli, là sotto uno come tanti, ma se la palla sale, comanda il numero 30. L'infortunio al legamento crociato alla prima giornata nell'anno della pandemia, la ricaduta, il calvario, il ritorno col capello lungo, un Sansone al contrario e le difficoltà a ritrovarsi sino alla notte di Bari. Pavoletti al 94esimo come una lettera d'amore e in quel momento, dopo quella zampata, inizia a piovere, come il sigillo su un incantesimo che si conferma l'anno successivo, in Serie A: il Cagliari ribalta il Frosinone da 0-3 a 4-3, il capitano segna al 94' e al 96', dopo un mese e mezzo lo rifa col Sassuolo, gol al 99' in rovesciata per la vittoria: «Ho i piedi al contrario», dice, «ma nel recupero divento Van Basten».
Leonardo chiude da leader dello spogliatoio, ma firma la salvezza di Nicola col gol al Verona: mai sottovalutare il cuore di un campione. Poi, da livornese, si concede il gusto del gol al Pisa. 231 presenze, 52 spolverate di spalle, Bari e l'eredità su un muro di Cagliari.
