Dermatite bovina, due focolai bloccano la movimentazione dei bovini sardi
Appello di Confagricoltura per risolvere la situazione: «Uno è estinto ma vige ancora la zona di sicurezza»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Due focolai di Dermatite nodulare contagiosa dei bovini (Lumpy Skin Disease) in Sardegna: uno a Escalaplano,che risulta ancora attivo dopo la conferma della presenza del virus a inizio giugno, e uno estinto a Samugheo, ma ancora regolamentato dalla zona di sicurezza, stanno bloccando la movimentazione dei bovini in gran parte della Sardegna.
«Mentre nel secondo caso i capi della mandria contagiata sono stati abbattuti, nel primo focolaio l'allevatore ha fatto ricorso contro il depopolamento dei bovini presenti nella sua azienda. Nel merito è atteso il pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale (Tar) che potrebbe già esprimere un primo parere, forse, a inizio autunno - spiega Confagricoltura in una nota - E se il quadro epidemiologico pare ben governato dai servizi veterinari, quello economico e finanziario di centinaia di aziende zootecniche è invece investito da uno stop alla movimentazione e alla vendita dei bovini, che grava ogni settimana di più sui bilanci aziendali e sulla possibilità poi di riuscire a vendere gli animali, qualora i blocchi venissero allentati nel prossimo futuro».
«I tempi di valutazione e di intervento del Tar sono compatibili con quelli dell'economia agricola di un pezzo importante del comparto zootecnico isolano - si chiede il presidente dell'organizzazione agricola, Stefano Taras - I nostri associati in attesa del pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale, che è bene faccia le proprie valutazioni tenendo anche conto di tante famiglie che sono in estrema difficoltà, stanno affrontando da mesi un'impennata dei prezzi di carburanti, mangimi e prodotti agro sanitari, con costi di gestione aziendale sempre più alti che si sommano al mancato reddito atteso dalla vendita dei vitelli destinati, soprattutto, verso i centri di ingrasso della penisola. Tenere infatti gli animali in azienda vuol dire aumentare i costi di mantenimento, tra foraggi e mangimi, e rischiare di avere animali che, raggiunto un certo peso, perdono l'interesse di mercato e si svalutano enormemente».
In questa situazione Confagricoltura Sardegna si appella «alla sensibilità e all'attenzione del mondo politico e giudiziario, affinché vengano assicurati tempi celeri e risposte certe rispetto a un ricorso che sta tenendo col fiato in sospeso centinaia di allevatori che tra qualche settimana dovranno rimettere in moto i trattori per la lavorazione delle terre in vista della nuova stagione agricola».
