In Sardegna continuità territoriale garantita anche, se necessario, con l’intervento della Saras e della sua raffineria a Sarroch. Lo ha detto ieri l’ad di Aeroitalia Gaetano Intrieri alla trasmissione “10 minuti” condotta da Nicola Porro su Rete4 e lo ha ribadito oggi la Regione, all’indomani di un vertice con la stessa Saras.

L’ad della compagnia che gestisce cinque delle sei tratte in continuità sull’Isola, ha disegnato uno scenario fosco sul settore, ma ha allontanato ogni dubbio sul servizio che collega gli scali dell’Isola agli aeroporti di Roma e Milano.

«Il settore è sotto pressione», ha ribadito Intrieri, sottolineando le molteplici incertezze che non sono legate solo allo scenario internazionale e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, ma anche all’attuale ed effettiva disponibilità di jet fuel. «Ad oggi – ha detto – non disponiamo di un quadro preciso sulle scorte di carburante disponibili presso i fornitori».

Incertezze che si faranno sentire anche sulle tariffe: «Il costo del carburante e del jet fuel è oggi più che raddoppiato, con evidenti ricadute su tutto il comparto: gli aeroporti stanno soffrendo, riteniamo che i più penalizzati possano essere quelli del nord».

Il jet fuel al momento c’è, «ma non nella quantità in cui ci dovrebbe essere», ha detto il manager, precisando che al momento il mercato nazionale «non ha subito ripercussioni significative» e che «l’operatività può proseguire regolarmente fino a maggio».

Quanto ai collegamenti con la Sardegna: «Non si prevedono criticità, la continuità sarà garantita senza interruzioni, Regione e ministero si stanno muovendo anche con la raffineria per assicurare il servizio pubblico e favorire i collegamenti». L’ad chiede tuttavia l’attivazione di una cabina di regia per «valutare con chiarezza l’effettiva entità del problema e individuare le misure più adeguate».

Il vertice con la Saras

Ieri in Regione gli assessori dei Trasporti e dell’Industria, Barbara Manca ed Emanuele Cani, hanno incontrato i vertici del gruppo Saras, che gestisce la raffineria di Sarroch, punto di riferimento strategico per l’approvvigionamento di carburanti.

«I rappresentanti di Saras – spiega una nota della Regione - hanno garantito attenzione al territorio sardo, non evidenziando criticità allo stato attuale rispetto agli stessi volumi garantiti al mercato aeronautico sardo nel corso dello scorso anno e dichiarandosi disponibili a mettere in atto misure per garantire anche un eventuale incremento della domanda di jet fuel conseguente alla crisi su altri scali».

Gli esponenti della Giunta parlano di una situazione «complessa», in cui la priorità della Regione è «tutelare i cittadini e il sistema economico dell’Isola, a partire dalla salvaguardia dei collegamenti aerei e marittimi della continuità, ma anche sostenendo le imprese più colpite dall’aumento dei costi dell’energia».

Estate a rischio

Continuità garantita dunque, da capire se alle stesse tariffe visto che le compagnie premono (così ha riferito il ministro Salvini) per aumentare i prezzi. Ma preoccupano le ripercussioni della crisi sui flussi turistici. E sappiamo quanto l’economia sarda si regga sul turismo estivo.

L’allarme lanciato nei giorni scorsi dall’associazione degli aeroporti europei Aci Europe («Rischio carenza sistemica di carburante se Hormuz non riapre entro tre settimane») è stato ribadito da Fatih Birol, direttore esecutivo dell’International Energy Agency, l’agenzia internazionale dell’energia. «Se l’interruzione dovesse andare avanti e durare più di sei settimane, potremmo arrivare persino alla cancellazione di voli per mancanza di jet fuel», ha detto in un’intervista alla Stampa. Birol ieri ha delineato all’Associated Press un quadro «allarmante», con il carburante per aerei «forse sufficiente per circa sei settimane».

E la Iata (International Air Transport Association) ha stimato che «entro la fine di maggio potremmo iniziare a registrare alcune cancellazioni in Europa», fenomeno che al momento «si sta già registrando in alcune aree dell’Asia».

Il dg della Iata Willie Walsh ha chiesto alle autorità di «fare tutto il possibile per garantire linee di approvvigionamento alternative» e, in caso di razionamento, di disporre di «piani chiari, ben comunicati e coordinati».

La Commissione Ue, dal canto suo, non esclude di dover lanciare «un'azione coordinata» per far fronte alla crisi. Le raffinerie europee coprono circa il 70% del consumo dell’Ue, il resto dipende dalle importazioni e in gran parte dalla rotta mediorientale: «Al momento non vi sono carenze di carburante, ma ci stiamo preparando a possibili carenze di approvvigionamento di jet fuel, che continuano a destare preoccupazione».

Davide Lombardi

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