Una serata indimenticabile, sotto il cielo della Sardegna, in uno dei luoghi più evocativi dell’isola. Sabato sera il Parco Archeologico di Santa Cristina, a Paulilatino, ha ospitato con grande partecipazione di pubblico la proiezione del documentario “Antonio Zara. L’uomo che amava scavare”, accolto con calore e commozione da una platea numerosa che ha riempito lo spazio all’aperto fino all’ultimo posto disponibile.

«È stata una serata che ci ha emozionato profondamente», racconta Massimo Muscas, direttore della Cooperativa Archeotour Paulilatino, da 39 anni concessionario del servizio di gestione del sito. «Santa Cristina non era solo una cornice suggestiva: è uno dei luoghi in cui Antonio Zara ha davvero lavorato, ha scavato, ha restituito storia alla nostra comunità. Sentire il pubblico così presente, così attento, ci ha confermato quanto questa storia meriti di essere raccontata e ascoltata». Ma a rendere la serata ancora più speciale è stata la presenza di Giuseppe Mellai, per tutti Zio Peppino, ultranovantenne, ultimo collaboratore ancora in vita di quella stagione di scavi. Presente anche Giuseppe Mura, noto Peppe, guardiano del cantiere di scavo all’epoca e assistente di un tecnico tedesco che si occupava di una parte dei disegni. «Questa serata non è stata soltanto un omaggio doveroso ad Antonio Zara e al suo straordinario lascito», spiega Muscas, «abbiamo voluto che fosse anche un momento di riconoscimento per Zio Peppino Mellai, che di quella campagna di scavi è testimone diretto e vivente».

Il legame tra Antonio Zara e Santa Cristina è profondo e concreto. Il restauro e il ripristino del celebre Pozzo Sacro nuragico sono tra le campagne più significative a cui partecipò nel corso della sua lunga carriera. Così come quella che portò, a Fluminimaggiore, al ritrovamento del celeberrimo bronzetto del cosiddetto Sardus Pater, oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Dettagli che il pubblico presente ha potuto riscoprire o conoscere per la prima volta, con la consapevolezza di trovarsi esattamente nei luoghi di quella storia.

Il documentario — 49 minuti, girato in bianco e nero e a colori, firmato dalla regia di Antonio Sanna da un’idea di Sergio Zara — ha saputo restituire tutto questo con misura e intensità. La voce narrante di Maria Giovanna Ganga e Gianni Cossu, le musiche di Mauro Usai con il pianoforte di Omar Bandinu, e le interpretazioni di Daniel Gomez e Paolo Tiddia nei panni del giovane Antonio hanno contribuito a creare un’atmosfera che il pubblico ha vissuto con partecipazione autentica. Molti, a serata conclusa, si sono trattenuti a lungo per scambiare impressioni, fare domande, raccogliere qualche parola direttamente da Peppino Mellai. Una produzione ArKaosfilm e Società Umanitaria Cineteca Sarda, realizzata con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna, e la collaborazione dei Comuni di Carbonia e Paulilatino, della Soprintendenza e di numerose realtà del territorio.

«Il pubblico che ieri sera ha scelto di essere qui ci ha dato la risposta più bella», conclude Muscas, «il merito è soprattutto dell’amministrazione comunale che ha voluto questa importante iniziativa con in testa il sindaco Gallus, il vicesindaco Delmoro e l’assessore alla cultura Ilaria Urgu che ha presentato la serata. La storia di Antonio Zara è un esempio di come si può amare un territorio al punto da dedicargli la vita intera. E la presenza tra noi di Zio Peppino Mellai, che rinvenne uno dei bronzetti e ancora oggi si commuove nel raccontare quel momento, e di Peppe Mura ci ha ricordato che quella storia non è ancora finita: continua a vivere in chi l’ha vissuta. Finché ci sono persone come lui, abbiamo ancora tanto da imparare».

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