Marceddì, dopo "Baroni in laguna" si riflette su pesca, culture e memoria
Umberto Cocco: «Il libro è il risultato di un lavoro di sei studiose e studiosi di storia che hanno intervistato alcune decine di pescatori»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Le acque delle lagune oristanesi custodiscono voci, ricordi, mani che hanno tirato reti per decenni. Ieri sera, a Marceddì, davanti al chiosco L’Approdo nel parco all’ingresso dell’abitato, quelle voci verranno finalmente restituite alle comunità che le hanno generate con la presentazione di “Dopo ‘Baroni in laguna’. Memorie, culture, e storie di pescatori e comunità nell'Oristanese”, volume curato da Valeria Deplano, docente di Storia contemporanea dell’Università di Cagliari. Un progetto che nasce in seno all’Associazione Paesaggio Gramsci, finanziato dalla Regione Sardegna, e che ha proposto e poi realizzato una cosa semplice ma necessaria: andare sul territorio, sedersi accanto ai pescatori e ascoltare.
«Il libro è il risultato di un lavoro di sei studiose e studiosi di storia che hanno intervistato alcune decine di pescatori», racconta Umberto Cocco, presidente di Paesaggio Gramsci e tra gli autori dei saggi che compongono il volume. «Abbiamo voluto raccogliere quelle voci prima che si perdessero, perché la memoria orale è un patrimonio fragile», aggiunge Deplano. «Le comunità di Cabras, Terralba e Santa Giusta custodiscono storie straordinarie, che la storiografia ufficiale ha a lungo trascurato. Quando le luci dei riflettori si spensero, dopo le grandi lotte antifeudali raccontate da Peppino Fiori e da Ugo Dessy, questi territori tornarono nell’ombra. Ma la vita continuò, le trasformazioni continuarono, e il nostro lavoro ha cercato di restituire tutto questo». Il titolo, infatti, non è casuale. “Baroni in laguna” fu il pamphlet che negli anni Sessanta e Settanta portò all’attenzione nazionale le lotte dei pescatori oristanesi contro lo sfruttamento di tipo feudale delle acque. «Quel libro scosse le coscienze, contribuì a dare visibilità e vigore alle vertenze dei pescatori, cambiò qualcosa», ricorda Cocco. «Fiori era un giornalista non ancora noto, lo sarebbe diventato anche in forza di quell’inchiesta e poi da biografo di Gramsci nel 1977, non a caso eletto senatore nel collegio di Oristano qualche anno dopo».
Il nuovo volume si pone idealmente dopo quella stagione, per raccontare cosa è accaduto nei quarantacinque anni successivi: le trasformazioni del lavoro in laguna, i passaggi generazionali, i rapporti con le istituzioni e con l’ambiente, l’arrivo del turismo, le cooperative, i conflitti e le solidarietà. «Abbiamo lavorato per provare a capire come queste comunità hanno elaborato la propria storia, come la raccontano a sé stesse e agli altri, come sono oggi i pescatori, persino quale lingua parlano rispetto ai padri e ai nonni che possedevano un ricchissimo originale lessico contadino lagunare. E l’enorme questione di come si mettono davanti ai cambiamenti climatici che stanno modificando molte cose nel loro lavoro e negli equilibri fra uomo e natura, in quella particolarissima realtà che è un grande punto di osservazione dei fenomeni».
Il volume raccoglie contributi di Rossella Sanna, Alessandro Usai, Nicola Medda, Camilla Musa e Corinna Raimondi, oltre a quelli di Deplano e Cocco, intrecciando storia orale, linguistica e studi economici in un approccio multidisciplinare che restituisce la complessità di un territorio. «In un panorama in cui la storia sociale ed economica della Sardegna del Novecento è ancora tutta da scrivere», osserva Deplano, «questo lavoro vuole essere un mattone. Piccolo, ma posato con cura. La Sardegna contemporanea merita una storiografia all’altezza della sua complessità».
Gli eventi legati al progetto non si esauriscono con la presentazione di ieri a Marceddì. Questa sera, il cinema Ariston di Oristano ospiterà alle 18 il docu-film “Sale nel sangue” di Franco Brogi Taviani, che porta sullo schermo le stesse atmosfere e le stesse storie. Sabato, infine, a Cabras, all’ex cinema all’aperto di via Regina Elena, aprirà la mostra fotografica di Mauro Raponi, con i ritratti dei pescatori intervistati durante la ricerca e una raccolta di fotografie storiche curata da Marianna Mainas.
Tre giorni, tre linguaggi diversi. La parola scritta, il cinema, la fotografia, come tre reti calate nelle stesse acque, per riportare a galla ciò che il tempo rischiava di inghiottire per sempre.
