È il momento del tennis, non solo in Italia, terra negli ultimi anni di campioni e campioncini, ma a livello globale. Lo sport con le racchette sta vivendo, infatti, una vera e propria età dell’oro, soprattutto in ambito maschile, e allo stesso tempo una rivoluzione che sta rapidamente cambiando le caratteristiche di gioco.

È quello che ci racconta il giornalista sportivo statunitense Giri Nathan nel suo Cambiocampo (Altrecose, 2026, pp. 272, anche e-book, traduzione di Luca Sofri).

Tutto comincia per Nathan un giorno di settembre del 2022, con una decisione sbagliata. Ha passato dieci giorni afosi in tribuna stampa a guardare partite su partite degli US Open di tennis per poi scriverne tutta la sera, è sfinito, e così prende la metropolitana per Brooklyn prima del solito e va a vedersi un quarto di finale a casa, in tv. “E fu così che riuscii a perdermi la partita tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, e con lei la chance di intravedere un futuro straordinario. Guardai gli scambi iniziali in metro, in streaming sullo smartphone, sapendo dentro di me di aver fatto un grave sbaglio”.

Quel giorno cominciò la trasformazione del tennis di questi anni. Per più di due decenni Federer, Nadal e Djokovic avevano dominato il tennis maschile, ed era difficile immaginare che cosa sarebbe successo quando si fossero ritirati, magari un futuro nuovo per tutti i tennisti che ne erano stati schiacciati. Invece, all’improvviso, la scena se la sono presa due ventenni, spartendosi tutti gli Slam del 2024 e del 2025 e creando un nuovo tennis fatto del loro gioco, della loro rivalità e del loro essere opposti e complementari. Una nuova storia è iniziata e dopo quel giorno Nathan l’ha seguita tutta, partita per partita, mescolando i generi della telecronaca e del romanzo, in un racconto che fa venir voglia di cercare i video di quelle scene, di quegli scambi, di quelle vittorie e di quelle sconfitte.

La copertina del libro
La copertina del libro
La copertina del libro

Ma per capire cosa è realmente cambiato grazie a Sinner e Alcaraz abbiamo chiesto, prima di tutto, a Nathan quali sono state le caratteristiche principali dell'era di Federer, Nadal e Djokovic:

“Hanno inaugurato un'era di gioco potente da fondo campo, indipendentemente dalla superficie. Gli scambi si sono allungati e hanno richiesto maggiore agilità e resistenza. I giocatori dovevano combinare abilità offensive e difensive, e non potevano sopravvivere se avevano difetti tecnici nel dritto o nel rovescio. I giocatori sono diventati più completi. Federer, Nadal e Djokovic hanno anche professionalizzato lo sport. Hanno investito nella preparazione atletica e nel recupero, e hanno ingaggiato grandi team di specialisti per supportarli durante i tornei. Questa è ora la norma tra i migliori giocatori”.

Quale di questi tre campioni ha amato di più e perché?

“Ho amato Federer all'inizio (per il suo stile) e Nadal alla fine (per il suo cuore)”.

In cosa Sinner e Alcaraz si differenziano da Djokovic, Federer e Nadal? Quali innovazioni hanno portato?

“Sinner e Alcaraz sono cresciuti con le moderne tecnologie delle racchette. Fin dall'inizio, i loro colpi sono stati studiati per ottimizzare queste tecnologie. Usano racchette leggere ad alta velocità, con corde che generano molta rotazione alla palla. Guardandoli giocare, colpiscono la palla con ancora più forza rispetto all'era precedente. Inoltre, fanno scivolare i piedi su tutte le superfici, un'innovazione introdotta da Djokovic; i giocatori più giovani lo hanno studiato e ora è una tecnica molto comune nel circuito, ma Sinner e Alcaraz la eseguono alla perfezione. Hanno anche cambiato la geometria degli scambi. L'era di Federer, Nadal e Djokovic era caratterizzata da punti lunghi con movimenti laterali. Ma la passione di Alcaraz per la palla corta ha creato anche molti movimenti avanti e indietro. Sinner e Alcaraz coprono ora aree ancora più ampie del campo. Il tennis sta diventando ancora più impegnativo dal punto di vista fisico e tecnico”.

Cosa le piace in particolare di Sinner?

“Mi piace il suo rovescio a due mani, uno dei migliori della storia. Mi piace la sua calma, anche sotto pressione durante la partita. Sembra affrontare ogni punto con la stessa concentrazione e determinazione”.

E per quanto riguarda Alcaraz?

“Mi piace il contrasto tra i suoi colpi potenti e quelli più raffinati. Ti tiene sempre con il fiato sospeso, chiedendoti cosa succederà dopo. Mi piace il fatto che sembri a suo agio nell'inventare nuovi colpi quando la situazione lo richiede. E mi piace che non si prenda troppo sul serio”.

Infine... perché tanto amore per il tennis?

“È una espressione estrema dello stile di una persona. Impariamo molto sui giocatori a seconda di come scelgono di interpretare questo sport. Per uno scrittore, è un piacere combinare l'analisi tecnica del loro gioco con la mia comprensione umana di loro. Spero che i lettori apprezzeranno l'opportunità di osservare questi giocatori da tutte le prospettive.

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