Questa sera, domenica 27 settembre, alle ore 16.30, l’Archivio di Stato di Oristano, in Piazza Ungheria 5, ospiterà un nuovo appuntamento del ciclo “Incontri d’Archivio”, promosso dalla Delegazione Fai di Oristano in collaborazione con il Ministero della Cultura, la Direzione Generale Archivi e le realtà archivistiche sarde.

Il tema scelto per questa edizione non è casuale e si sposa con quello scelto per le Giornate Europee del Patrimonio 2026, che reca tra le parole chiave per la tutela del patrimonio, la parola resistenza.  «Resistenza», spiega la direttrice dell’archivio, Michela Poddigue, «è quella che fecero milioni di italiani, tra i quali tanti sardi, rifiutandosi di combattere per i tedeschi». Al centro della locandina, infatti, campeggia una cartolina di prigionia, una “Kriegsgefangenenpost”, corrispondenza dei prigionieri di guerra, timbrata “Süd Italien”, diretta a Oristano. Un documento che racchiude una pagina di storia dimenticata, quella delle centinaia di migliaia di soldati italiani che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di continuare a combattere al fianco dei tedeschi, finendo internati nei campi del Terzo Reich. «Resistenza, però, è anche quella in cui si adoperano tanti operatori della cultura, statali e non, per continuare a investire tempo e risorse nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio documentario, nonostante il settore della cultura sia uno dei più colpiti ai tagli dei fondi».

Protagonista dell’incontro sarà la professoressa Carla Cossu, presidente dell’ANPI Provinciale di Oristano, che terrà la conferenza dal titolo “Gli I.M.I., la storia degli internati militari italiani negli archivi”. «Mi occupo di ricerca sul fondo matricolare degli Archivi di Stato», racconta Cossu, «trovo spesso nei fascicoli, lettere e cartoline dei soldati prigionieri che commuovono e fanno comprendere il dramma umano che si cela dietro impersonali annotazioni della vita militare». Questi documenti sono la testimonianza diretta di uomini che scelsero la prigionia e la fame piuttosto che tradire il proprio giuramento. «È una storia che riguarda anche il nostro territorio», spiega Poddigue, «perché molti cittadini di Oristano e della sua provincia vissero quella stessa esperienza e le tracce di quelle vicende sono ancora oggi conservate nei fondi del nostro Archivio di Stato».

L’iniziativa rientra nel percorso di valorizzazione del patrimonio archivistico portato avanti dal FAI insieme all’Archivio di Stato di Oristano, alla Soprintendenza Archivistica della Sardegna e con il sostegno dell’Unione Europea. Un progetto che, incontro dopo incontro, mira ad avvicinare il pubblico ai documenti storici, spesso poco conosciuti ma capaci di raccontare, meglio di molti libri, il volto autentico del passato. L’evento è su prenotazione, con posti limitati.

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