Ogni uomo in buona salute può fare a meno di mangiare per due giorni; della poesia, mai». Sono parole di Charles Baudelaire, che ha creato "I fiori del male", un capolavoro in versi. La poesia è un alimento essenziale per Maria Teresa Rosu, autrice e lettrice vorace di raccolte poetiche. Ha scritto il libro "Arvores", in cui lingua sarda e italiano si incontrano in piena armonia. Per tanti anni ha lavorato con passione in un avamposto culturale: la biblioteca di Lula. L’opera, pubblicata dalla Edes, è parte integrante di una collana storica della casa editrice sassarese: “La biblioteca di Babele”, letteratura sarda plurilingue,  nata da un’idea  di Nicola Tanda e fatta rivivere e diretta da Dino Manca che insegna Filologia della letteratura italiana all’Università di Sassari. All’interno del volume c’è una densa intervista all’autrice realizzata dallo stesso docente che ha scritto anche l’introduzione.

Che cosa rappresenta per lei la poesia?

Per me la poesia è un'arte che nutre ed esprime le emozioni più autentiche dell'anima, creando consapevolezze di senso e di valore. È un'arte necessaria, capace di organizzare la speranza anche in tempi estremamente difficili.

Quanto aiuta?

La poesia è stata per me una sorta di vis medicatrix naturae, che mi ha offerto, e continua ad offrirmi, la possibilità di restare umana, con sentimenti ed emozioni che nascono dal dolore ma anche dalla gioia, cioè dalla vita con tutto ciò che offre o toglie ma sempre insegna.

"Arvores" è il titolo dell'ultima raccolta poetica. Che cosa significa?

S'arvore è il chiarore, l'albore, la prima luce dell'alba. Nel libro il suo valore è simbolico e vuole dire rinascita, per la nuova luce dopo una lunga notte di buio intenso.

Un libro in lingua sarda e in italiano. Perché questa scelta?

Ma perché sono sarda! Sono nata e cresciuta a Orosei e vivo a Lula. Ho imparato sa limba fin dalla culla e l'ho parlata in modo esclusivo fino ai sei anni. La lingua sarda descrive al meglio il mio intimo sentire. L'italiano costituisce l'altra, imprescindibile parte di me. Ma io non scelgo la lingua con cui esprimermi. In genere, a imporsi è una di esse o entrambe assieme, anche nel parlare.

Grazie alla poesia ha incontrato tanti scrittori, intellettuali, studiosi

Grazie alla poesia, alla letteratura, alla filosofia, grazie alla curiosità intellettuale, mia e del mio sposo. Perché insieme siamo stati grandi lettori e  pendolari della cultura, partecipando a convegni, mostre, dibattiti, presentazioni di libri e poi organizzando eventi culturali anche prima di diventare bibliotecaria.

"Mi sono sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca", diceva Borges. Lei ha lavorato per tanti anni nella biblioteca Lula.

Una missione culturale e sociale. Un lungo sacrificio ma soprattutto un'opportunità: di con-vivere con i saperi provandone gioia, e di rendere l'entusiasmo la sostanza quotidiana del mio fare. I ricordi sono tanti. Quelli più forti e belli sono legati alle esperienze di lettura e scrittura con i bambini, ai loro visi segnati dalle emozioni suscitate dall'ascolto di storie lette ad alta voce, ma anche ai poeti e agli scrittori in erba, con i quali abbiamo realizzato libri belli e colorati.

Quanto sono importanti i libri per una piccola comunità?

Hanno un valore incalcolabile.

Che cosa le resta di quell'esperienza?

Il saluto gioioso di quei bambini diventati adulti, quando mi incontrano per strada, e la certezza che seminare il bello non è mai vano. 

© Riproduzione riservata