Mollo tutto e cambio vita: lei è un esempio di questo assunto. Come è successo? "Me lo chiedono tutti, ma forse bisognerebbe chiedere "come è successo" a chi non lo ha ancora fatto, vivendo tutta la vita in base alle aspettative altrui senza scegliere mai di essere veramente ciò che si è", dice Cristina Muntoni, 47 anni, cagliaritana.

Racconta.

"Facevo l'avvocata e insegnavo in master e corsi all'università, ho ricevuto tutti gli onori e i meriti a cui potevo aspirare, ma era come una maschera per recitare sul palco del teatro umano un ruolo perfetto in base alle aspettative e i desideri altrui. Le maschere sono gabbie e, dentro le gabbie, si soffre per non poter esprimere pienamente, selvaggiamente e trionfalmente quello che si è e che ci fa ardere. Io ho riconosciuto questa sofferenza e ho ascoltato il mio bisogno di cambiamento lasciando che esplodesse tutta la luce che mi portavo dentro".

Cosa la fa ardere?

"Studiare e raccontare la storia della sacralità femminile e, attraverso essa e gli strumenti cognitivi e pratici che arrivano dalle antiche tradizioni per aiutare le persone a trovare equilibrio tra le proprie energie maschili e femminili e far sì che questo cambiamento sia non solo individuale, ma anche sociale. In questo senso faccio azione politica. Mi fa ardere divulgare, attraverso la storia, esempi imitabili di un sistema in cui esista il risveglio di valori che abbiamo perduto e che costituivano il fondamento dell'equilibrio e della felicità delle antiche società matrifocali".

Come la divulga?

"Nell'ambito di Eos, un programma dell'Università di Cagliari, ho sviluppato un progetto di divulgazione della mia ricerca storica, antropologica e spirituale. Per diffonderla, sto scrivendo un saggio, uso la rete, il mio sito, i social, il mio canale YouTube e soprattutto conduco seminari e conferenze esperenziali, in varie sedi universitarie in Italia, al Museo Archeologico di Cagliari, alla sede romana del Parlamento europeo, ma anche in luoghi molto meno istituzionali ma di enorme impatto emotivo come boschi sacri, il giardino giapponese dell'Orto Botanico a Roma o in barca a vela, dove le persone vengono a fare un viaggio interiore di riscoperta degli antichi valori e di sé".

Fa parte del board degli Stati generali delle donne.

"Un team di 13 esperte per l'elaborazione del piano nazionale per l'occupazione femminile. Il rapporto Colao sulle iniziative per il rilancio dell'Italia prevede la parità fra gli assi di rafforzamento. Tutta la società trarrebbe un beneficio enormemente pratico e materiale dal risveglio del femminile, supportando le donne e agevolando la manifestazione del nostro potenziale. Sono le stesse ricerche della Banca Mondiale a dimostrarlo. Con Stati Generali delle Donne, di cui sono la referente per la Sardegna, raccogliamo e supportiamo i progetti volti alla parità che andremo a presentare al Consiglio dei ministri. Chi avesse delle idee in proposito può scrivermi".

Parliamo di sacralità femminile.

"Raccontare la storia della sacralità femminile significa raccontare la storia dell'umanità includendovi tutte quelle infinite pagine che sono state strappate da una visione patriarcale che ha deformato le interpretazioni dei reperti. Significa riscoprire valori capaci di farci cambiare completamente prospettiva e vivere meglio e scoprire che esistono modelli sociali alternativi e più efficaci di quello patriarcale in cui viviamo. La sacralità femminile era al centro degli equilibri sociali ed essi erano basati sulla matrifocalità che è cosa diversa dal matriarcato".

Cioè?

«Il matriarcato è pur sempre una forma di dominio di un sesso sull'altro, e non è mai esistito se non in limitatissime zone del mondo. I diffusi sistemi matrifocali non erano basati sulla sopraffazione, ma sull'equilibrio; mettevano la vita al centro, non la guerra, la distruzione e la morte. Erano improntati sulla condivisione e su un rapporto orizzontale tra tutti gli esseri viventi considerati come cellule di uno stesso corpo: quello di Madre Terra. Il vilipendio di questa sacralità ha generato il più grande olocausto della storia umana, quello sulle donne, ma ha anche distrutto il femminile dentro gli uomini, che si sono trovati ad annientare e rinnegare parti di loro".

Ma quella sacralità non è stata annientata.

"Nonostante tutte le terrificanti campagne di annientamento non è mai stata completamente soffocata. È una brace ancora accesa che attende di risvegliarsi nelle donne, ma anche negli uomini, come riacquisizione di valore del lato spirituale e intuitivo, consapevolezza di un rapporto più armonico con la natura e i suoi cicli. La mia funzione nel mondo è alimentare questa conoscenza".

E' ambasciatrice della destinazione nel Principato di Monaco: qual è il suo compito?

"Fare da trait-d'union tra i due Paesi sul piano culturale. Con questo ruolo sto portando la mostra Donna o Dea con le Dee Madri sarde al Museo di Antropologia Preistorica di Monaco, anche se il progetto ha incontrato uno stop, sia per l'emergenza sanitaria sia perché il nostro assessorato regionale al Turismo non ha forse ben colto la portata di un'esposizione che porterebbe la Sardegna in una delle piazze più prestigiose d'Europa. Intanto stiamo valutando anche altre città, Roma in primis".

Secondo lei la Sardegna su cosa deve scommettere per risollevarsi dopo la pandemia?

"Sul turismo culturale ed esperienziale. Trovo assurdo che la nostra terra non sia ancora riuscita a far fruttare il patrimonio più grande che abbiamo: quello culturale, storico, archeologico e demo-etno-antropologico, che potrebbe condurre qui viaggiatori e viaggiatrici tutto l'anno e invece non è conosciuto. Ogni persona può contribuire. Io con la professoressa Tanda e il Centro Studi d'identità e memoria sto promuovendo il riconoscimento delle Domus de Janas come patrimonio dell'umanità dell'Unesco e ho elaborato un progetto di conferenze esperienziali che mi stanno chiedendo anche nei resort in cui, alla parte narrativa, unisco l'esperienza viva legata ai riti delle maschere, la magia della tessitura con i suoi simboli, le paste rare frutto di formule come incantesimi, i pani rituali, le ceramiche sacre".

A proposito di cultura sarda, c'è stata una polemica con Massimo Fini che ha scritto dell'Isola e delle donne sarde, a cui ha risposto Vittorio Sgarbi, e poi lei sul Corriere della Sera.

"Massimo Fini su Il Fatto ha scritto un articolo in cui ha affermato che in Sardegna non ci sarebbe nulla da vedere perché "visto un nuraghe li hai visti tutti" e descrivendo una scena in cui le donne sarde vengono raccontate come vestite di nero e schiamazzanti. Vittorio Sgarbi ha risposto su Il Giornale, rendendo merito alla fierezza delle donne sarde. Io ho scritto un post che è stato visualizzato da 50mila persone e che poi Il Corriere della Sera ha voluto pubblicare in apertura sulla rubrica La 27esima ora, in cui ho risposto a Sgarbi ringraziandolo, ma facendo un appunto sulla chiosa in cui lui diceva che alle donne sarde il nero non si addice. Pubblicando una foto in cui indosso una gonna nera che si rifà alle gonne della nostra tradizione, ho raccontato di come invece il nero sia proprio legato visceralmente alla nostra sacralità femminile. Sgarbi mi ha chiamata per complimentarsi, è stata una conversazione interessante e davvero divertente".

Scrittura rituale: che progetti ha?

"La scrittura rituale è uno dei metodi che ho ideato per veicolare in modo pratico gli strumenti per il benessere che ho ricavato dallo studio delle antiche tradizioni. Si basa sul principio che la parola ha il potere di incidere nella realtà e nel nostro benessere, cosa che gli antichi popoli sapevano bene. Non a caso Abracadabra, la parola magica per eccellenza, in aramaico significa creo come parlo; nella Bibbia, la Creazione viene descritta col potere creativo della parola di Dio e nei Veda la parola viene impersonata in una Dea. Ho condotto laboratori di scrittura rituale in tutta Italia, in sedi universitarie, ma anche in mezzo alla natura. Ho iniziato a farli anche online durante il tempo della reclusione, e a farli con consulenze individuali e adesso con veri e propri viaggi iniziatici in barca a vela. Il progetto più bello sulla scrittura rituale è appena nato: sto scrivendo un libro con un professore di Neurologia di una importante università italiana per raccontare dal punto di vista storico, mitologico e scientifico il potere delle parole sulla nostra mente e sul nostro corpo. La parola crea. Averne piena consapevolezza può cambiare la propria vita. La mia l'ha cambiata".

Cristina Muntoni (foto Cossu)
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