La morte di Olivia e l’assenza di una rete per l’emergenza veterinaria
«Perché quando un animale rischia di morire, una famiglia deve passare ore a telefonare, nella speranza che qualcuno risponda?»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Lettera aperta al'Unione Sarda.
Scrivo queste parole con un dolore che faccio fatica a contenere.
Oggi non scrivo soltanto per raccontare la morte della nostra Olivia.
Scrivo perché dietro la morte di un animale, che per noi era famiglia,
c’è una storia che merita di essere ascoltata.
Olivia era una piccola barboncina arrivata al termine della gravidanza.
Aspettava i suoi cuccioli e noi aspettavamo con lei quel momento,
con la naturale apprensione e la gioia di una famiglia che si prepara ad accogliere tre nuove vite.
Ma Olivia non riusciva a partorire.
La situazione è diventata un’emergenza e abbiamo immediatamente chiamato la veterinaria che l’aveva seguita.
Le abbiamo spiegato le condizioni della cagnolina e la necessità di un intervento urgente.
Ci è stato detto che non poteva gestire al momento quella situazione
e siamo stati indirizzati verso una clinica di Olbia.
Non ci siamo tirati indietro.
Siamo partiti immediatamente da Nuoro.
Una corsa verso Olbia in una macchina senza aria condizionata, con il caldo, la paura e una sola speranza: arrivare in tempo per salvare Olivia e i suoi tre cuccioli.
Quello non fu un viaggio. Fu una corsa contro il tempo.
Arrivati alla clinica San Francesco di Olbia Olivia venne presa in carico
e sottoposta a un cesareo d’urgenza.
I tre cuccioli nacquero.
Nel pomeriggio tornammo a casa con Olivia e i suoi piccoli.
Eravamo stanchi, spaventati, ma finalmente sollevati.
Pensavamo che il momento più difficile fosse passato.
Non sapevamo che il giorno dopo sarebbe iniziato il nostro incubo.
La mattina successiva, a casa, la ferita dell’intervento si aprì.
Gli organi interni di Olivia fuoriescono dall’addome.
È difficile spiegare cosa significhi vedere una creatura che ami in quelle condizioni.
Mia figlia Giulia, assieme al suo ragazzo Giovanni, mi telefona disperata, stava arrivando a Nuoro e mi chiese di fare una cosa soltanto: «Mamma, trovami un veterinario. Quando arriviamo dobbiamo sapere dove portarla».
E io ho iniziato a chiamare.
Ho chiamato una volta.
Poi ancora.
E ancora.
Veterinari cliniche, strutture.
Nessuno rispondeva.
Abbiamo chiamato anche la professionista che aveva seguito Olivia dall’inizio.
Anche lei, in quelle ore terribili, non ha risposto.
Nel frattempo, cercavamo una struttura aperta. Ci siamo mossi, abbiamo cercato di raggiungere cliniche e ambulatori nella speranza di trovare qualcuno disposto a prendere in carico Olivia.
Mi sembrava che intorno a noi ci fosse solo silenzio.
E mentre noi cercavamo una risposta, Olivia stava perdendo la sua battaglia.
A quel punto abbiamo chiesto aiuto a una cara amica Elena.
Una persona che, davanti alla nostra disperazione, non si è voltata dall’altra parte.
In una situazione che nessuno dovrebbe mai essere costretto ad affrontare, ha cercato di proteggere Olivia e di riposizionare gli organi fuoriusciti, permettendoci di guadagnare tempo.
E noi abbiamo continuato a cercare.
Continuato a chiedere aiuto.
Ma non rispondeva nessuno.
Nessuno.
Fino a quando, ormai senza più speranza, è arrivata una risposta dal dottor Graziano Di Meglio.
Quella telefonata, in quel momento per noi significò una cosa immensa: qualcuno aveva finalmente ascoltato il nostro grido d’aiuto.
Vogliamo ringraziare pubblicamente il dottor Graziano di Meglio e suo figlio Elias, che insieme al padre è intervenuto per aiutare Olivia.
A loro va la nostra più sincera gratitudine.
Perché quando una famiglia è disperata e pensa di perdere il proprio animale, trovare qualcuno che risponde significa molto di più di una semplice telefonata.
Significa speranza.
Ma Olivia era gravemente compromessa.
Ci è stato spiegato che le ore successive sarebbero state decisive, anche per il rischio di una grave infezione.
Abbiamo aspettato.
Abbiamo sperato.
Abbiamo vegliato su di lei.
Abbiamo guardato quei tre piccoli cercare la loro mamma.
E abbiamo pregato.
Ma Olivia non ce l’ha fatta.
Oggi Olivia non è più con noi.
E questa è la parte più difficile da scrivere.
Perché per qualcuno potrebbe essere solo la morte di un cane.
Per noi no.
Per noi è morta Oliva.
È morta una compagna di vita.
È morta una creatura che aveva un posto preciso nella nostra casa e nel nostro cuore.
È morta una mamma che aveva dato alla luce tre cuccioli ed è rimasto un vuoto che nessuna parola riesce a riempire.
Ma questa lettera non nasce soltanto dal dolore,
nasce da una domanda, una domanda che oggi come famiglia sentiamo di dover rivolgere a chi ha la responsabilità di garantire un servizio adeguato: perché in Sardegna, davanti a un’emergenza veterinaria, una famiglia può ritrovarsi senza nessuno a cui rivolgersi? Perché non esiste una rete veterinaria realmente accessibile? Perché quando un animale rischia di morire, una famiglia deve passare ore a telefonare, nella speranza che qualcuno risponda? Noi non chiediamo che ogni veterinario sia disponibile 24 h su 24, chiediamo che esista un sistema.
Un numero.
Un servizio di reperibilità
Una porta che, nel momento del bisogno, possa aprirsi.
Perché quando un essere vivente sta morendo, ogni minuto può essere prezioso e non dovrebbe essere lasciato al caso.
Ci sono inoltre aspetti relativi alla gestione dell’intervento e del periodo immediatamente successivo che oggi ci lasciano domande e perplessità.
Non siamo veterinari e non vogliamo emettere sentenze. Vogliamo però che ciò che è accaduto venga valutato da chi ha le competenze per farlo. Vogliamo capire. Vogliamo sapere se tutto ciò che poteva essere fatto per Olivia è stato fatto, e vogliamo che la sua storia possa servire almeno ad aprire una riflessione, perché Olivia non può più tornare indietro, ma forse la sua morte può contribuire ad evitare che un’altra famiglia si ritrovi, nel momento più drammatico della propria vita, sola, davanti a un telefono che continua a squillare senza risposta.
A chi ha aiutato Olivia quando ormai sembrava non ci fosse più speranza, diciamo grazie, grazie al Dottor Graziano Di Meglio, grazie ad Elias e grazie alla persona che, nel momento in cui tutti noi eravamo paralizzati dalla paura, ha avuto il coraggio di aiutarla. A tutti loro va la nostra riconoscenza.
A Olivia invece possiamo soltanto dire: «Perdonaci se non siamo riusciti a salvarti... Abbiamo corso, abbiamo chiamato, abbiamo cercato, abbiamo fatto tutto ciò che potevamo, e, anche se il silenzio della tua assenza fa malissimo, resterai per sempre parte della nostra famiglia. Sei arrivata alla fine della tua gravidanza portando tre vite dentro di te, hai combattuto per loro e noi abbiamo combattuto per te.... Corri libera piccola Olivia...la tua vita è stata breve, ma il tuo amore resterà con noi per sempre».
Con immenso dolore Lina Argiolas, Mary, Giulia e Giovanni.
