È nat* un bambin* bell* e san*. Ha gli attributi maschili, ma non si sa se è realmente maschio. Né si ha la certezza che sia femmina. Potrebbe essere né l’uno né l’altra. Lasciamo in sospeso il suo genere. Sarà lui a sceglierlo quando deciderà di farlo. Sulla porta della stanza che ospita la puerpera non annunciamo il lieto evento con un fiocco celeste o rosa. Meglio uno arcobaleno, che significa tutto e niente. Per ora. Poi si vedrà. Così ha fatto Margherita Colonnello, che di recente ha partorito un bimbo indiscutibilmente maschio. Secondo lei, però, l’evidenza biologica può ingannare. «Deciderà lui chi essere», ha detto dopo il travaglio. Quel «lui» è certamente un lapsus. La Colonnello, laureata in Scienze filosofiche, è assessor* del comune di Padova con nove deleghe, fra cui “Politiche di genere”. Sul suo profilo Facebook si definisce «idealista, di sinistra, attiva nel Pd». Quanto basta per sentirsi progressista, avversaria dei conservatori e delle loro tradizioni millenarie. Che in casi estremi risalgono fino ad Adamo e Eva. I quali, ignari del “gender fluid” e degli arcobaleni dell’ideologia woke, non hanno avuto dubbi su chi tra loro due fosse il maschio e chi la femmina. O meglio: chi l’uomo e chi la donna. Pare che sia stato Adamo, non un deputato buontempone francese, a esclamare in lingua edenica, dopo avere bene osservato Eva: «Viva la differenza!».

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