D icevano che internet avrebbe giovato alla democrazia, grazie alla «libera circolazione del pensiero». Si era agli albori della rete: s’immaginava che, a inserire contributi visibili a tutti, sarebbe stato il Gotha delle intelligenze mondiali e non dei no vax e dei terrapiattisti, quelli che esordiscono scrivendo «Svegliaaa!».

Erano i primi anni Novanta e alle persone, che hanno bisogno di credere in qualcuno o qualcosa, non pareva vero di entrare in un mondo nuovo. Invece era il mondo vecchio a entrare con loro in un frullatore in cui, se non si è accorti, rischiamo di finire tutti. Lo spazio di democrazia è diventato lo spazio dell’abuso: per trovare minorenni da violentare, anime semplici da truffare, opinione pubblica da montare. L’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 fu organizzato da Trump sul web, perché malgrado la sconfitta non voleva consegnare il governo degli Usa a un Joe Biden non esattamente con i brufoli. Costò cinque morti.

Ma è passato, che ce frega? Ora che riceve di nuovo gli Usa nelle sue mani, alla corte di The Donald accorrono tutti e per prima l’Italia, Elon Musk fa il saluto romano (o era un test olfattivo dell’ascella, come dicono i suoi amici?) e da noi si trema perché gli Stati Uniti ci sganciano al nostro destino. Sono dazi nostri. Europea ok, lo è sempre stata. È su quell’Unione, che urge un debutto. E ora, tutti insieme: «Svegliaaa!».

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