A breve un test del Dna potrebbe dire se le ossa ritrovate sotto il pavimento di una chiesa olandese sono del fu conte Charles de Batz de Castelmore. Non è irrilevante come può sembrare: quel nobile ispirò a Dumas il personaggio di d’Artagnan.

E dopo aver sentito Draghi che ancora una volta implora l’Ue di svegliarsi, chi ama l’Europa come una speranza di civile prosperità comincia a pensare che le serva un simbolo, un enzima emotivo. Abbiamo un inno stupendo (che nessuno canta) e una bella bandiera: perché teniamo sulle banconote quelle immagini di infrastrutture coinvolgenti quanto un compito di estimo? Perché non metterci proprio d’Artagnan? È un personaggio immaginario, quindi non c’è rischio che dal suo passato spuntino fatti imbarazzanti. È molto europeo e ogni europeo lo conosce e lo ama dall’infanzia. Le ossa in questione, fra l’altro, sono francesi ma sepolte a Maastricht, città simbolo dell’Ue. E poi il moschettiere può piacere a destra (uomo d’armi e a modo suo d’ordine), ai laici (combatteva i cardinali), ai credenti (lo era anche lui) e pure ai compagni (Dumas ebbe per padre un generale anti-imperialista a sua volta figlio di una schiava haitiana, per dire l’integrazione). L’America, che ci detesta, scrive sui dollari “E pluribus unum”. Quanto varrebbe politicamente l’euro se ci fosse inciso sopra “Uno per tutti, tutti per uno”?

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