La Barnesina
Caffè Scorretto
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Q uando ci si lamenta dei politici che usano un linguaggio da bar pensiamo tutti a quella faciloneria ringhiosa e a volte schiettamente fascistoide (“Questi si credono di stare a casa loro”, “Affondagli un barcone poi vedi che gli altri non vengono”) da terzo giro di amaro, con la tv a volume un po’ troppo alto e un acciottolio di biliardo sullo sfondo. Perciò va dato atto ad Antonio Tajani di aver dato una nuova nuance a questa retorica, introducendo uno stile da zio pacioso che la sera si fa una birretta, giusto una per decomprimersi un po’ prima di rincasare, e però se la vuol godere in pace. Perciò se un guastafeste lo affronta a brutto muso e gli chiede un commento sul giudice che ha bloccato le sanzioni Usa inflitte a Francesca Albanese (che sarà anche cintura nera di antipatia, ma è una cittadina italiana messa nel mirino da una superpotenza nostra alleata per aver esercitato il proprio ruolo nelle Nazioni Unite), è chiaro che zio Antonio sbuffa: «Mica devo commentare le decisioni di ogni tribunale nel mondo». È sempre lui, quello che si raccomandava di stare lontani dalle finestre in caso di droni esplosivi, quello che il diritto internazionale vale fino a un certo punto. E davanti a quell’aria smarrita, a quel buonsenso casereccio, ti sorprendi a solidarizzare. Pensi che sarebbe bello se gliela lasciassero bere, ’sta birretta. E poi lo facessero andare a casa.
