L 'ultimo libro di Antonio Polito è un pamphlet: “La Costituzione non è di sinistra. Contro l'uso politico della Carta”. Il titolo è un boato che assorda. Polito è un intellettuale e giornalista di luminosa carriera: dall’Unità fino alla vicedirezione del Corriere della Sera passando per La Repubblica e Il Riformista, di cui è stato fondatore e direttore. Militante del Pci, della Margherita, dell’Ulivo, che lo fece eleggere senatore, si è poi accasato nel Pd. È uno dei cavalli di razza della sinistra. Le sue teorie, le sue tesi, talvolta brillantemente originali, sono state sempre nel solco dell’ortodossia progressista. Con questo pamphlet ha fatto invece una giravolta: sostiene che la Costituzione non appartiene a una sola parte politica; che la sinistra non ha alcun diritto di utilizzarla per suoi fini politici; che la sinistra se n’è eletta custode trasformandola in un testo sacro. Invece è un testo rivedibile frutto di un compromesso fra due chiese, la comunista e la democristiana: «scritto in russo e in latino». E non è la più bella del mondo. Blasfemo come Giampaolo Pansa, che prima di essere dichiarato eretico dal sinedrio intellettual-progressista, cominciò con minuziose puntualizzazioni, cui seguì una valanga di libri di denuncia delle violenze rosse del dopoguerra. Attento Polito: a dire la verità si rischiano l’ostracismo e la scomunica della sinistra.

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