SPORT - CALCIO

un secolo

Buon compleanno, Cagliari

Riva e gli eroi del Messico, i grandi allenatori e i momenti da ricordare
da sinistra gigi riva comunardo niccolai bobo gori pierluigi cera angelo domenghini enrico albertosi (l unione sarda)
Da sinistra: Gigi Riva, Comunardo Niccolai, Bobo Gori, Pierluigi Cera, Angelo Domenghini, Enrico Albertosi (L'Unione Sarda)

Un gigantesco, amorevole "buon compleanno", da chi ha deciso che questa sia una fede, una ragione in più per rispettare il calcio. Il Cagliari è qualcosa che non è soltanto una squadra, lo ammettono - magari sottovoce - anche i tifosi delle altre, da nord a sud, dai grandi club alle provinciali. Vincere poco per essere riconosciuti e ricordati subito, grazie a quel filo così affascinante che collega il Cagliari a Verona e Sampdoria, quelle che hanno conquistato un solo scudetto. Un titolo, episodi unici, storie che pochi dimenticheranno, facce da campo, da lunghe notti insonni aspettando il fischio d'inizio. Scopigno come Bagnoli, Riva come Vialli e Mancini, Briegel contro Martiradonna. Il Cagliari, però, appartiene a un'intera Isola e da cento anni - a oggi - questo dettaglio le ha collocato sulle robuste spalle una grande responsabilità. È la squadra di «una terra, di un popolo», proprio come recita uno degli slogan più azzeccati degli ultimi anni.

Campioni e L'Album

Buon compleanno, anche se sappiamo tutti che sarebbe stato diverso, senza questa maledetta emergenza sanitaria che ci ha cambiato, trasformando la quotidianità in un lusso. E che ha cancellato festeggiamenti che sarebbero stati indimenticabili, in campo e fuori. Noi, che di mestiere raccontiamo quello che vediamo, abbiamo cercato di scrivere la storia di questo primo secolo con "Campioni", inserto speciale che in tredici settimane vi ha ricordato quanto e come sia stata affascinante la storia di questa squadra così iconica. E oggi, in collaborazione con la Panini, in edicola potete trovare L'Album del Centenario, un sogno che diventa piacevole realtà: tutti i giocatori del Cagliari dal 1963 a oggi così come ce li ha mostrati, anno dopo anno, la Panini nei suoi Album Calciatori.

Dalle origini all'attualità

Il Cagliari è l'Amsicora con Scopigno, è il Sant'Elia e la coppa dei Campioni, la rincorsa guidata da Tiddia, la caduta e la resurrezione con i ragazzi di Ranieri, la Serie A con la testa di Matteoli e la genialità di Francescoli, poi la Uefa di Mazzone, la retrocessione amara di Napoli e la platea dominata da Cellino, con le sue panchine poco adatte a restare stabili. Il Cagliari di Ventura, della Serie A ripresa da Reja, delle giocate di Zola, i gol di Suazo, il sorriso di Allegri, una corsa fino a Giulini e Zeman, il ritorno di Zola, la carica di Rastelli, la faccia di Nainggolan prima ragazzino e poi uomo, fino a Zenga. Ma su tutto e per tutti c'è un prima, l'arrivo malinconico di Gigi Riva - nell'estate del 1963 - e un ingombrante, dolce, struggente presente, sempre lui, Rombo di Tuono, che di questo Cagliari è il presidente onorario e che per sempre sarà il simbolo.

La squadra dei tifosi

Buon compleanno in campo e fuori. Sì, perché i tifosi del Cagliari sono e saranno il riferimento di chi gioca, di chi governa il club e perché no, di chi ne racconta le imprese sportive. Sempre presenti, nelle stagioni anonime o nei momenti di gloria, dalla C all'Europa, nei disastrati campi di periferia o nelle curve più nobili di Milano, Torino e Roma, dalla nord alla sud, i tifosi sono parte del Cagliari e di questo primo secolo. Questa incredibile seconda parte di campionato si svolgerà senza la loro presenza e sappiamo tutti che sarà diverso, con meno fascino e tanto silenzio.

Gli eroi del Messico

In questa pagina, fra le migliaia di immagini che avrebbero raccontato bene cento anni di Cagliari, forse il momento più alto della storia rossoblù: con lo Scudetto stampato sulla pelle, sei rossoblù stanno per salire sull'aereo che li porterà da Roma a Città del Messico, per i Mondiali del 1970. Riva, Niccolai, Gori, Cera, Domenghini e Albertosi, mezza Nazionale è rossoblù. Li fermerà solo il Brasile. Ma loro continueranno a correre, per sempre.

Enrico Pilia

© Riproduzione riservata

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