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Taglio stipendi, è guerra tra calciatori e club: "Proposta della Lega paradossale"

I calciatori contro l'accordo raggiunto dai club di Serie A sul taglio di un terzo degli stipendi se non dovessero riprendere le attività
damiano tommasi (ansa)
Damiano Tommasi (Ansa)

I calciatori si mettono di traverso e bocciano categoricamente l'accordo raggiunto all'unanimità dall'assemblea della Lega sul taglio degli stipendi, che prevede la decurtazione di un terzo della retribuzione totale annua lorda se non dovessero riprendere le attività e di un sesto in caso di ripresa.

Lo fanno per bocca del loro massimo rappresentante, il presidente dell'Aic Damiano Tommasi: "Se le società di Serie A si devono trovare in assembrea per dire che non pagheranno gli stipendi, quando in realtà a tu per tu con i giocatori i singoli club stanno cercando accordi di buon senso, è morto preoccupante", dichiara l'ex centrocampista della Roma.

"Insomma - prosegue - arriva questo decisione in cui si dice che in pratica i club non pagano, anche se ci si è allenati la prima metà di marzo, e anche se ci si allenerà per la ripresa. Da una parte si sta facendo di tutto per tornare in campo, tenendo allenati i calciatori per recuperare. Dall'altra si dice che gli stipendi non vengono pagati, sono finiti i soldi ma finchè non si torna a giocare occorre continuare ad allenarsi. Mi viene il dubbio che il nostro sistema stia spendendo più di quel che può, e che in questi anni si sia vissuto al di sopra delle proprie possibilità".

Tommasi non ci sta e rincara la dose: "Come ha detto Messi, non riesco a capire la logica imprenditoriale alla base di questo comportamento: mettere in cattiva luce i giocatori, principali protagonisti dello spettacolo, quando tutti o quasi stanno già discutendo con i club come uscire insieme da questa crisi".

Il presidente dell'Aic poi osserva: "Questi soldi non sono finalizzati né a rifinanziare il sistema, né a proteggere le categorie più basse, né a fare attività sociale. Un taglio secco che va a finanziare un'attività imprenditoriale di fatto con i contratti dei giocatori, è una cosa paradossale e incomprensibile".

Il paradosso, conclude, "è che consigliano di non pagare ma si devono mettere d'accordo con i giocatori: in questo momento bisognava fare squadra, invece è come se un attaccante dicesse 'tranquilli se prendiamo gol è colpa del portiere'".

(Unioneonline/L)

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